Parte da Irsina (Matera), attraversa studi e palchi fino ad approdare all’Ariston di Sanremo. È l’intenso percorso di Alessandro Trabace, violinista, polistrumentista e arrangiatore tra i più interessanti della nuova scena musicale nazionale, capace di coniugare tecnica e sensibilità artistica.
Alle origini di questo cammino c’è una dimensione familiare in cui la musica è sempre stata parte integrante della quotidianità. I primi passi li muove infatti in casa, tra il pianoforte suonato dal fratello Angelo e i fiati del padre Giuseppe e del fratello Pietro. “Nella mia famiglia – racconta Trabace – ci si passava gli strumenti musicali così come ci si scambiavano i vestiti: la musica aleggiava costantemente e io la respiravo come fosse fumo passivo, ma non nocivo”.
Da questo contesto nasce una passione che trova una prima strutturazione negli anni di formazione al Conservatorio di Matera, tappa decisiva per la sua crescita artistica. “Mi hanno fatto scoprire – aggiunge – uno degli aspetti più affascinanti di questo mestiere: il nomadismo. I viaggi in bus da Irsina a Matera, le lezioni con la mia prima insegnante, Vita Sacco, i primi concerti da solista e, successivamente, le esperienze in giro per il mondo con le orchestre”.
Dopo il diploma in violino, il percorso prosegue in Emilia-Romagna: “Lì sono arrivati lo studio matto e disperatissimo – specifica – con Oleksandr Semchuk all’Accademia di Imola e gli anni dedicati alla laurea in musica da camera al Conservatorio Martini di Bologna”.
Conclusa la fase accademica, prende forma una nuova direzione artistica, più aperta e trasversale, anche sull’esempio del fratello Angelo. “È una figura istrionica che – osserva – non ha mai concepito l’arte come qualcosa di separato per compartimenti: è capace di disegnare con il pianoforte e suonare con le parole”. Da questa visione nasce la prima collaborazione, lo spettacolo “Sognare Fellini”, omaggio alle musiche di Nino Rota portato in scena a Rimini e Parigi. “È stato per me – afferma – una sorta di svezzamento su palchi lontani dal mondo accademico, anche grazie all’utilizzo del violino elettrico e alla possibilità di costruire un mio suono personale”.
A partire da questa esperienza si sviluppa un’attività artistica sempre più articolata, tra produzioni, colonne sonore e progetti sperimentali. “Da qualche anno lavoro stabilmente con mio fratello – prosegue – nella produzione e composizione di musiche originali e colonne sonore. Parallelamente, porto avanti altri percorsi. Sono co-fondatore della band sperimentale I Metameccanici, lavoro come arrangiatore per diverse case discografiche, collaboro con vari artisti e mi occupo della sonorizzazione di film muti, sia in solo sia con collettivi”.
In questo percorso, al di là dei traguardi professionali, resta centrale una visione della musica fondata sull’ascolto e sulla relazione. “Credo – sostiene – che alla base ci sia una cosa fondamentale: imparare ad ascoltare. La figura del direttore d’orchestra mi ha sempre affascinato proprio per questo: è l’unico sul palco che ‘suona’ ascoltando, senza avere uno strumento tra le mani. Il vero musicista è colui che sa ascoltare. Il rapporto con l’orchestra deve essere un dialogo continuo, mai un’imposizione”.
Su questa linea si inserisce anche la recente esperienza al Festival di Sanremo, vissuta non come un punto di arrivo ma come una nuova tappa del percorso. “Claudia (Levante), oltre ad avere una voce incantevole, è una persona di rara sensibilità e grande empatia. Abbiamo costruito – evidenzia – fin da subito un bellissimo rapporto, anche umano, e le sono riconoscente per avermi voluto alla direzione del suo brano. L’ho sentito immediatamente nelle mie corde sin dal primo ascolto”.
Nonostante gli impegni sempre più frequenti in Italia e all’estero, resta saldo il legame con la terra d’origine, che continua a rappresentare un riferimento identitario. “A Irsina – conclude – ho vissuto un’infanzia ‘randagia’ e felice: un luogo in cui ho esercitato molto la fantasia e in cui difficilmente mi sono sentito in pericolo. Cerco di tornarci almeno una volta l’anno. Mi piace organizzare gite fuori porta nei paesi della Basilicata che non ho ancora esplorato… e ce ne sono ancora tanti”.