Morte bracciante, Romaniello: un altro “omicidio bianco”

Per il capogruppo di Sel in Consiglio regionale non bisogna considerare mai sufficiente l’impegno e l’iniziativa a favore della prevenzione

“La morte della bracciante agricola di Terranova del Pollino, Maria Giuseppa Rusciani, che avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 30 gennaio, è l’ennesimo ‘omicidio bianco’ che sfugge alla ‘fredda’ statistica dei lavoratori caduti sul lavoro solo perché la sua morte è avvenuta in un incidente stradale”. E’ quanto afferma il capogruppo di Sel in Consiglio regionale, Giannino Romaniello, precisando che “l'Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti per infortunio sul lavoro, associazione nata nel 2008 in seguito alla morte dei sette operai della TyssenKrupp di Torino, calcola che ai 1100 morti sul lavoro dal 1 gennaio al 30 dicembre 2011 in Italia (di cui 5 in Basilicata, come nel 2010), si debbano aggiungere altre centinaia e centinaia di lavoratori ‘morti sulle strade, in itinere e in nero’. Per questi ultimi non esistono dati certi, poiché vengono in genere classificati come ‘morti per incidenti stradali’. Tuttavia, secondo le stime dell'Osservatorio, ogni anno la percentuale dei morti in strada, nel tragitto casa – lavoro / lavoro – casa – compresi coloro che per mestiere utilizzano un mezzo di trasporto, come agenti di commercio, camionisti, autisti ecc – si colloca tra il 50 e il 55% di tutti i morti sul lavoro”.

“‘La strada – scrivono gli operatori dell'Osservatorio che hanno curato il Rapporto – può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire’. Sono però morti le quali, seppur strettamente collegate al lavoro, non vengono ufficialmente considerate ‘morti sul lavoro’, proprio come la bracciante di Terranova, partita alle 4 del mattino a bordo di un furgone privato e diretta nelle campagne di Massafra per guadagnarsi la giornata. In attesa di sapere da chi e come era stata reclutata, si conferma in tutta la sua drammaticità la questione, antichissima, del trasporto pubblico da garantire alle braccianti e ai braccianti lucani per raggiungere le aziende agricole pugliesi e campane, trasporto più sicuro degli automezzi di solito messi a disposizione dei titolari delle stesse aziende che si servono, per risparmiare, di autotrasportatori locali con automezzi non sempre efficienti”.

“Penso che il sacrificio di Maria Giuseppa – conclude Romaniello -, come quello di tanti giovanissimi operai che per raggiungere la Sata di Melfi sono stati vittime di incidenti catalogati anch’essi come ‘incidenti stradali’, meriti qualcosa di più di un articolo di giornale per sollecitarci tutti a non considerare mai sufficiente l’impegno e l’iniziativa a favore della prevenzione delle morti e degli incidenti non solo sul posto di lavoro (qualunque esso sia, in fabbrica come nei campi o in cantiere) ma anche per raggiungerlo”.

    Condividi l'articolo su: