Genovesi (Cgil) su sciopero europeo

“Mentre in diversi, dai giornali o dalla tv, spiegano in questi giorni che dalla crisi si può uscire solo continuando a tagliare i servizi sociali e le risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, o ancora riducendo ulteriormente i salari e le pensioni e svuotando i contratti nazionali di lavoro della loro funzione contro l'inflazione, la Cgil nazionale e la Cgil di Basilicata preferiscono stare in mezzo ai lavoratori, ai disoccupati e ai pensionati di tutta Europa per chiedere di cambiare l'attuale politica economica a Roma come a Bruxelles, come in Basilicata”. Così dichiara Alessandro Genovesi, segretario generale della Cgil Basilicata. “E' la politica economica fatta in nome dell'austerità che impedisce, con il patto di stabilità, di sbloccare opere pubbliche e cantieri a Potenza e a Matera. E' la politica del rigore che sta azzerando gli investimenti già scarsi in ricerca ed innovazione. E' la politica dell'austerità che sta portando a ulteriori tagli alla sanità e all'aumento dei costi a carico di pensionati e cittadini. Insomma è proprio questa politica che ci sta impedendo di uscire dall'attuale crisi economica, sociale e democratica, perché non rilancia i consumi, non crea occupazione, riduce salari e diritti. Oggi non c'è da stupirsi quindi che 52 sindacati in 23 paesi dell'Unione stiano scioperando a tutela di lavoratori e pensionati; ci sarebbe da stupirsi del perché qualche sindacato non si mobilita per difendere gli oltre 3 mila beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga nella nostra regione, per chiedere minori vincoli di bilancio per pagare gli stipendi dei forestali in ritardo da mesi o per mettere la pubbliche amministrazioni in condizione di sbloccare i cantieri o pagare le imprese private che stanno sull'orlo del baratro, a Potenza quanto a Matera. O ancora per chiedere risorse per la ricerca e l'innovazione a favore dell'indotto Fiat o del settore dell'agro industria. Perché vi è una causalità diretta tra le scelte che si fanno a Bruxelles, quelle che si fanno a Roma e quelle che si fanno in Basilicata. “Noi come Cgil Basilicata – continua Genovesi – oggi abbiamo voluto unire la voce dei lavoratori e pensionati lucani a quella di altri milioni di lavoratori, disoccupati e pensionati in tutta Europa, perché siamo convinti che solo un'Europa solidale che rimetta al centro il buon lavoro e lo sviluppo potrà oggi farci uscire dalla crisi, e impedire domani un ritorno a quel populismo, quel razzismo, quel nazionalismo che già troppe vittime e troppo miseria hanno portato. L'adesione allo sciopero di 4 ore nelle principali aziende lucane, da questo punto di vista, ci conforta, pur consapevoli di aver chiesto un sacrificio anche economico alle lavoratrici e lavoratori del pubblico e del privato che già hanno scioperato diverse volte quest'anno: dalla Ferrosud a Telespazio, dalla Main di Pisticci alla Coop di Ferrandina le percentuali di adesioni variano dal 40% al 70%, così come alte sono state le adesioni dall'Inpes all'Italtractor di Potenza, dalla Pittini alla Elbe a Villa d'Agri, alla Barilla di Melfi. Un monito per il Governo Monti, ma anche un segnale chiaro per il Presidente De Filippo e per il governo regionale, chiamato oggi a dimostrare con i fatti, maggiore attenzione al lavoro, ai diritti dei cittadini, allo sviluppo. Occorre andare oltre una politica fatta di strumenti, per varare una nuova stagione di programmazione negoziata, dando da subito garanzie per il 2013 ai tanti lavoratori in cassa integrazione e in mobilità in deroga e avviando politiche industriali settoriali mirate ed efficaci. Infine una riflessione sui fatti di oggi alla Regione: se come Cgil non possiamo che condannare in maniera ferma ogni atto di vandalismo, figlio di una minoranza di studenti alla ricerca di attenzione mediatica, d'altro canto invitiamo tutti a non dimenticare che una stragrande maggioranza di studenti oggi in piazza, a Potenza come in tutta Italia, sta semplicemente rivendicando una scuola e un'università che non cadano a pezzi, che permettano a tutti i meritevoli (e non solo ai figli di qualche benestante) di poter compiere al meglio i propri studi. E soprattutto rivendicano un'Europa migliore, dove le loro intelligenze, la loro voglia di fare non sia costantemente frustrata dalla crescente disoccupazione o da lavori precari, pagati poco e senza diritti”.

BAS09

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