Fenice, Bolognetti replica a Romaniello

Sul caso Fenice, e in particolare sulla mancata audizione in Commissione dei Radicali lucani, continua la polemica a distanza fra l’esponente della direzione nazionale dei Radicali italiani Maurizio Bolognetti e Giannino Romaniello. Al presidente della terza Commissione del Consiglio regionale, che gli aveva fatto notare che l’organismo “non ha audito nessun segretario di partito ma solo rappresentanze istituzionali, sociali e dell’ambientalismo”, chiarendo che la Commissione avrebbe comunque valutato una sua eventuale richiesta di audizione, Bolognetti replica a sua volta che “un politico attento a quello che succede sul proprio territorio non avrebbe dovuto avere bisogno di una richiesta d’invito. Quello che il sottoscritto denuncia da anni è noto e arcinoto. Romaniello fa emergere involontariamente quello che avevano già deciso: ‘nessun segretario di partito’. Peccato che di partiti che in questi anni si siano occupati con serietà dei ‘veleni’ lucani, a parte i Radicali, non ce ne siano. Peccato che lor signori siano tutti rappresentati in Consiglio, negli enti e nei sottoscala, e che quindi l’aver deciso ‘niente segretari di partito’, laddove il sottoscritto è tutt’al più segretario di un’associazione, si è tradotto a monte in niente Radicali”.

Bolognetti afferma inoltre che sulla vicenda fenice stiamo assistendo ad un gioco delle parti, e paragona Sel ad un “cane che abbaia ma non morde”. L’esponente radicale chiede infine a Romaniello, che “ha votato a favore della proposta Radicale per l’istituzione di una anagrafe pubblica degli eletti, operando per depotenziarla, perché sul sito della sua Commissione non c’è traccia dello stenografico contenente le audizioni e soprattutto perché quel verbale è pieno di omissis”.

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