Donato Nitti, Lucano insigne

Professore ordinario di Chirurgia generale, ora in pensione con il titolo di Studioso Senior dell’Università di Padova, è originario di Matera. È stato, tra l’altro, direttore dei dipartimenti di Scienze oncologiche, chirurgiche e gastroenterologiche

Donato Nitti, lucano insigne, nasce a Matera nel 1947, dove consegue il diploma di maturità classica. Laureatosi in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, consegue le specializzazioni in Chirurgia generale, Oncologia e Chirurgia toraco- polmonare, ambiti in cui ha svolto un’importante attività clinica e di ricerca.

Professore ordinario di Chirurgia generale presso l’Università di Padova, è stato, tra l’altro, direttore dei dipartimenti di Scienze oncologiche e chirurgiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova nonché Coordinatore del Dipartimento interaziendale funzionale di oncologia, sempre della città veneta. Dall’ottobre 2017 è in pensione con il titolo di Studioso Senior dell’Università di Padova.

Gli ambiti di ricerca che hanno visto la preziosa partecipazione del professore Nitti hanno riguardato, prevalentemente, argomenti di Chirurgia oncologica e oncologia quali epidemiologia, diagnostica molecolare, trattamenti multimodali ed adiuvanti, ricerca di nuovi fattori prognostici e/o predittivi della risposta ai trattamenti.

Nitti è autore e co-autore di oltre 500 pubblicazioni, con al suo attivo ben 355 articoli pubblicati su riviste internazionali. Tra le altre attività è stato coordinatore nazionale del Gruppo di studio Gastro-Intestinale dell'Organizzazione Europea per le Ricerche sulle terapie del cancro, componente della Commissione nazionale per la Ricerca Sanitaria e ha fatto parte del Consiglio direttivo della Società Italiana di Chirurgia Oncologica.

Abbiamo raggiunto in modalità telematica il nostro lucano insigne, considerata l’attuale situazione pandemica che sta attraversando l’Italia insieme al resto del mondo, per conoscere meglio la sua storia professionale e umana.

“Lucani Insigni” è un riconoscimento importante che premia personalità che si sono distinte per meriti raggiunti nei diversi campi e che attesta il loro impegno per la conoscenza dell’identità lucana. Come ha accolto questa nomina?

Sicuramente mi ha fatto molto piacere anche perché la proposta è nata da una iniziativa di altri lucani che vivono nel Veneto e che hanno visto in me un loro “amico emigrante” che ha raggiunto alcuni importanti traguardi.

Lei è un figlio illustre della Basilicata, quanto hanno inciso le sue radici nella sua affermazione professionale?

Non credo che i principi che hanno ispirato i miei 50 anni di permanenza fuori dalla regione di origine siano prerogative solo della popolazione lucana, in quanto li ho apprezzati in numerosi colleghi provenienti da tutta Italia. I primi 10 anni di vita accademica sono stati i più difficili e, probabilmente, li ho superati grazie allo sforzo di non considerarmi “emigrante” e quindi figlio di un Dio minore. Forse l’insegnamento più vero degli anni vissuti al liceo di Matera, che ho sempre tenuto vivo nella mia vita professionale e non solo, è stato quello di non piangersi addosso ma di cercare sempre una soluzione ragionata ai problemi che ho dovuto affrontare.   

Può svelarci quali sono stati i momenti più importanti della sua vita personale e professionale?

Sicuramente un momento importante è stato quello dopo la laurea, quando, per varie motivazioni, ho deciso di non rientrare al Sud e di iniziare la carriera accademica. Non posso non considerare fondamentale l’incontro con quella che poi è diventata la moglie e compagna di sempre (perfetta friulana) che mi ha sempre seguito nelle varie peregrinazioni all’estero e non mi ha mai posto condizioni nella corsa ad ostacoli della vita accademica. Fondamentale per la mia formazione è stata l’esperienza pluriennale di lavoro in una organizzazione europea sulla ricerca e il trattamento del cancro, che mi ha permesso di conoscere e apprezzare validissimi ricercatori e chirurghi provenienti da diversi paesi europei e americani. Infine, l’incontro con chi mi ha insegnato il mestiere di chirurgo e che, al suo pensionamento, ho avuto l’onore di sostituire nella Direzione della Clinica Chirurgica Universitaria. 

Dall’alto della sua esperienza nel campo medico e, in particolare, nella ricerca epidemiologica, quale consiglio si sente di trasferire ai cittadini lucani e non solo in questo periodo di emergenza sanitaria a causa della pandemia da covid-19?

Oggi non è più ammissibile che si parli e pratichi una medicina che non si basi sulla evidenza della efficacia. In altre parole bisogna diffidare dei “profeti delle guarigioni” e di chi propone soluzioni ai problemi medici che non siano sostenute da valide conferme scientifiche. La validità di una qualsiasi azione in medicina oggi deve basarsi sulla conferma delle sperimentazioni sia in laboratorio sia nelle corsie.                              

Tra le sue esperienze professionali anche quella umanitaria in India dove ha operato con la sua equipe in 20 giorni lavorativi più di 200 adulti e curato 500 bambini. Il contatto con categorie sociali poverissime cosa le ha lasciato dal punto di vista umano? Ha in qualche modo influito successivamente sul suo approccio alla sofferenza e al rapporto medico-paziente?

L'esperienza in India è stata particolarmente interessante per diversi motivi. L'India è un paese con molte risorse dove, però, la stragrande maggioranza della popolazione vive in condizione di estrema povertà, priva di qualsiasi assistenza sanitaria. Ho personalmente constatato quanto sia valido il sistema italiano di welfare che offre a tutti una valida possibilità di diagnosi e cura delle varie malattie. Se ad una condizione di malessere fisico si associa una difficoltà di accedere a trattamenti efficaci, per mancanza di organizzazione o incapacità degli operatori, il prezzo da pagare in termini di disagio sociale è altissimo e di conseguenza viene meno il rapporto fiduciario medico-paziente. 

La cerimonia di premiazione per i “Lucani insigni”, a causa del Covid-19 che sta mettendo a dura prova buona parte degli Stati del mondo, non si è potuta svolgere come di consueto. Qual è il messaggio che vuole inviare ai lucani di Basilicata e del mondo?

La Basilicata per motivi storici e geografici, a differenza delle altre regioni confinanti, ha risentito meno il peso e l’influenza delle organizzazioni malavitose ed i comportamenti virtuosi della sua popolazione vengono universalmente riconosciuti, anche a coloro che, per diversi motivi, hanno dovuto emigrare. Il mio auspicio è che queste caratteristiche, in parte genetiche, vengano conservate in futuro dalle nuove generazioni. 

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