“Non credo che abbiamo bisogno di lezioni d’orientamento politico perché conosciamo bene la nostra collocazione che non è e non potrà mai essere nel centrosinistra. Anzi le ultime dichiarazioni di questi giorni mi consentono di chiarire, rispetto ad interpretazioni forzate, che l’aiuto proposto, come area politica del Terzo Polo, al Governatore De Filippo per uscire dallo “stagno” in cui si ritrova, non significa che magari torno a Potenza a fare l’assessore regionale, come pure qualcuno ha fantasticato. Una fantasia che evidentemente non tiene conto della mia storia politica e ancor meno della mia esperienza di destra moderna ed europea di cui sono orgoglioso”.
E’ quanto dichiara il senatore Egidio Digilio, coordinatore regionale di Fli.
“Al di là del carattere impetuoso del consigliere Mollica, di fronte allo scenario della verifica politica che il centrosinistra si ostina a non voler chiamare con il suo termine reale, che è “crisi” – continua Digilio – ci sono due ordini di problemi: il primo riguarda il progetto di Terzo Polo e il secondo l’atteggiamento da assumere nei confronti della futura Giunta De Filippo bis.
Procedendo con ordine, ogni qualvolta, dopo il lavoro in Senato, torno in Basilicata mi sento chiedere perché Udc, Fli, Api e Mpa a Roma hanno una strategia unitaria al punto da formare un’unica delegazione in occasione delle consultazioni promosse dal Presidente Napolitano e dal Premier Monti ed invece in Regione marciano separati?. Una motivazione è innegabilmente riscontrabile nelle diverse collocazioni che risalgono alle elezioni regionali del 2010 quando, è bene ricordarlo, non esisteva il Terzo Polo. Quindi Udc e Api hanno sostenuto De Filippo e fanno parte della sua Giunta.
Ma il ragionamento non si può chiudere qui perché in un anno e mezzo si è registrata una mezza rivoluzione che non si può ignorare e né ridurre a tattica nazionale. Nessuno chiede ad Udc e Api di abbandonare la giunta e nemmeno di traghettarci insieme all’Mpa e magari all’Intergruppo nel centrosinistra. Solo che siamo in dovere politico di chiedere conto di scelte programmatiche, del metodo della conduzione della fase di verifica-crisi, di cosa si intenda per discontinuità, di come si vogliano individuare le responsabilità personali e politiche per quanto è accaduto nella vicenda Fenice e nella gestione di alcune situazioni di governo regionale.
Alla base dell’intesa del Terzo Polo ci sono valori che non sono in alcun modo contrattabili e tanto meno che ci possono far arretrare di un solo millimetro. E’ su questi valori che vogliamo discutere, riflettere e valutare in una posizione unitaria ed univoca interessata ai programmi e alla discontinuità piuttosto che agli organigrammi. Non ci interessa un mini-rimpasto o piuttosto il valzer delle poltrone assessorili.
Ci interessa verificare le risposte che intende dare la Giunta Regionale alle emergenze ambientali e sociali per assumere, responsabilmente, quali forze politiche non di maggioranza una posizione di proposta e di opposizione a scelte impopolari e non condivisibili soprattutto in tema di salute (i ticket e la chiusura di ospedali), di formazione (la continuità di spreco di risorse comunitarie in attività inutili), di impresa (la sottoscrizione di Patti formali), di ambiente (l’inefficacia di misure ed azioni), di occupazione giovanile (la carenza di strumenti per affermare la meritocrazia).
Il Terzo Polo – conclude Digilio – con il voto di fiducia al Governo Monti ha dato prova di responsabilità nazionale. Mi sarei aspettato un comportamento unitario analogo a livello regionale sempre nella distinzione di ruoli tra partiti in Giunta e partiti ed esponenti politici fuori dalla Giunta per affermare nei fatti quel nuovo modo di fare politica che è la sintesi della stagione di cambiamento inaugurata da Casini, Fini, Rutelli e Lombardo”.
Bas 03