L’ultima vicenda “balzata alla cronaca” è quella dell’appalto milionario per la costruzione del “Trauma Center” dell’Ospedale San Carlo di Potenza segnato da corsi e ricorsi Tar-Consiglio di Stato ed in precedenza un’altra vicenda di burocrazia complessa conclusasi solo di recente è l’appalto dello schema idrico Basento Bradano-Attrezzamento settore G, gara d’appalto avviata nel 2012: il nuovo Codice dei contratti pubblici ha soltanto meno di un anno di vita ma deve già essere modificato. A sostenerlo è Confartigianato Basilicata riferendo che se n’è accorto lo stesso Governo impegnandosi, entro il 18 aprile, ad emanare il decreto correttivo che cambia 119 dei 220 articoli del Codice. Le correzioni – commenta Antonio Miele, presidente Confartigianato Basilicata – sono state invocate anche da Confartigianato perché, in questi 11 mesi, le novità del Codice hanno finito per rallentare o addirittura bloccare molti appalti pubblici, creando gravi problemi agli artigiani e ai piccoli imprenditori. Ci sono conquiste ottenute nel nuovo Codice degli appalti che – aggiunge – non vanno buttate a mare, tra le quali la possibilità di essere pagati direttamente per quanto riguarda il subappalto, il 20% di anticipazione del prezzo dell’appalto, l’obbligatorietà del progetto esecutivo, l’uso corretto dell’avvalimento, la suddivisione in lotti. Ancora, la suddivisione in lotti prestazionali per arrivare all’obbligo, da parte della stazione appaltante, del pagamento diretto alle microimprese subappaltatrici. E poi il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa diventa strumento di aggiudicazione preferenziale dell’appalto. Non meno importanti la possibilità di affidamento con procedure negoziate fino a 1 milione di euro e l’applicazione del criterio del massimo ribasso fino a 1 milione di euro. Così come l’inserimento del Certificato Esecuzione Lavori, il limite al 30% per il subappalto e l’anticipazione del prezzo all’impresa esecutrice pari al 20% del valore dell’appalto.
Nonostante tutto ciò complessivamente, in questo ultimo anno, le difficoltà di applicazione della nuova legge hanno complicato la vita delle piccole imprese. I nostri Uffici monitorando la situazione hanno registrato che da quando il Codice è entrato in vigore, gli appalti sono fortemente diminuiti. Ciò dipende sia dal fatto che non si è ancora instaurata la necessaria chiarezza, sia perché i funzionari delle pubbliche amministrazioni hanno una grande paura di poter prendere decisioni per le quali potrebbero essere colpiti personalmente. Capisco che in occasione di cambiamenti epocali ci sono tanti problemi da risolvere, però servono volontà e velocità per cambiare le cose.
Negli ultimi 11 mesi, Confartigianato è intervenuta in tutte le sedi istituzionali incaricate della revisione del Codice dove ha presentato un corposo pacchetto di modifiche. In particolare per i piccoli lavori – sottolinea Miele – chiediamo che venga recepita la nostra istanza di premiare la territorialità, favorendo la partecipazione agli appalti in base a criteri legati alla sede legale dell’azienda nel territorio e all’operatività nel Comune. Ciò con l’obiettivo di preservare la ricchezza sul territorio.
Confartigianato continuerà quindi a vigilare sull’applicazione del Codice. Abbiamo chiesto all’Anac – aggiunge – di essere uno dei soggetti con i quali porterà avanti la normativa. Ovviamente nel ruolo, per noi, di difensori della piccola impresa. Ricordo che nella legislazione degli Usa c’è addirittura una figura di ambasciatore delle piccole imprese che ha diritto di dire la sua sulle gare d’appalto laddove fossero compresse le possibilità per le piccole imprese.
L’obbiettivo di Confartigianato consiste nel colmare il gap che oggi discrimina le piccole imprese e le tiene lontane dalla partecipazione agli appalti: basti dire che in Europa le Pmi generano il 58% della ricchezza nazionale, ma vincono soltanto il 29% delle gare, con un indice di discriminazione del 29%. In Italia questa discriminazione è massima e raggiunge il 47%.
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