E’ un fenomeno tipicamente italiano. L’estate l'Italia si veste a festa e spuntano come funghi sagre di ogni tipo. È l'espressione più autentica dell'attaccamento al territorio, alle tradizioni agricole percepite ancora e sempre più come fondanti della cultura nazionale e della voglia di celebrarle. E anche se negli ultimi anni il fenomeno è esploso con una miriade di iniziative esclusivamente commerciali, che nulla hanno a che fare con la tradizione, è ancora possibile trovare eventi di qualità e dallo spirito autentico. Anche in Basilicata il mese di agosto è quello clou per le sagre di prodotti alimentari. La Cia scende in campo in difesa delle sagre “autentiche” vale a dire gli eventi realmente radicati sul territorio di produzione. Come distinguerle da quelle “tarocche”? Sarebbe sufficiente verificare se il prodotto “re” della sagra è compreso tra i 114 i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Basilicata. Si tratta dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che con l’aggiornamento a luglio scorso (il diciasettesimo) riconosce 114 prodotti lucani, di cui 39 classificati quali paste fresche e prodotti panetteria e pasticceria; 32 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 17 carni fresche e loro preparazione; 14 formaggi; 4 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari); 3 prodotti della gastronomia, uno bevande alcoliche, distillati e liquori (il sambuco di Chiaromonte). Accade invece che la fantasia e creatività sono coniugate con le meno nobili intenzioni di fare cassa approfittando della voglia dei lucani di fare festa magari anche con le sagre del wurstel e della birra (non artigianale).
Abbiamo un potenziale enorme che – sottolinea il direttore regionale della Cia Donato Distefano – non a caso è indicato dal Rapporto Censis come “energia positiva”, tenuto conto che la quota dell’export alimentare del “made in Basilicata” è appena dello 0,1% dell’ammontare complessivo delle Regioni del Sud e che la tendenza del “mangiare italiano”, nonostante la crisi dei consumi, è comunque positiva con 35 miliardi di fatturato. Tanto più che l’alimentare “made in Basilicata” continua a tirare sui mercati esteri persino rispetto ad auto (Fiat) e salotti. Per la Cia ''si tratta di un primato che conferma ancora una volta l'eccellenza dell'agroalimentare 'made in Italy' rispetto ai nostri competitor piu' agguerriti'', che pero' avverte: ''si puo' fare molto di piu' per sviluppare il segmento: da un lato serve piu' promozione a sostegno dei nostri prodotti a denominazione meno conosciuti; dall'altro occorre intensificare la lotta alla contraffazione alimentare, che ogni anno ''scippa'' alle nostre imprese di qualità oltre 1 miliardo''. E allora perché non far diventare le sagre vetrine di promozione approfittando dei turisti presenti in questi giorni da noi? Il turista ha sempre l’abitudine di riportarsi a casa un ricordo della vacanza e predilige i prodotti tipici che poi magari riacquisterà in autunno e per le feste di Natale. Per questa ragione bisogna usare ''tolleranza zero'' verso chi imita i nostri prodotti d'eccellenza, facendo concorrenza sleale alle nostre imprese e compromettendo il prestigio del nostro sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali. La Cia – ricorda ancora Distefano – ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per regolare i rapporti tra agricoltura e Gdo (Grande distribuzione organizzata). L’obiettivo è di promuovere e commercializzare i prodotti locali che siano tracciabili e identificabili nel territorio rurale di produzione, aprendo nuovi spazi di mercato a produzioni alimentari e tipiche lucane anche di nicchia. E’ dunque un ulteriore sostegno alla rete di prodotti Dop, doc, docg e igp “made in Basilicata”, e ai programmi di filiera agro-alimentare proiettati all’esportazione. . Per la Cia non è più rinviabile l'istituzione di una una società – l'Agripromo – per favorire la promozione e la commercializzazione dei prodotti che hanno ottenuto o che stanno per ottenere i marchi Dop, Igp e Stg, e per allargare la "rete" dei marchi a livello comunale e territoriale, specie in attuazione del recente protocollo "Res Tipica" tra Cia ed Anci.
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