Il testo integrale della missiva del consigliere regionale del Gruppo misto – LeU, Giannino Romaniello, a Giuseppe Brescia, già sindaco di Melfi e per due volte parlamentare della Repubblica, alla Camera con il Pci ed al Senato con il Pds
“A Brescia dico: il cambiamento è una pratica, non una dichiarazione”.<br /><br />“Ho letto con molto interesse – dice Romaniello - la lettera del mio amico e compagno Peppino Brescia. Una lettera di un compagno con cui, in passato, abbiamo condiviso, e ancora oggi che ci incontriamo alle numerose iniziative/manifestazioni della Cgil, condividiamo la difesa di valori fondanti della sinistra come il diritto al lavoro, la solidarietà con le classi più deboli, la trasparenza del fare politica e la gestione della cosa pubblica. Peppe, come tanti di noi, è un sognatore e guai, se chi si dichiara di sinistra, non sogna un mondo migliore, una società più giusta in cui il bene comune è messo al primo posto.<br /><br />Purtroppo, a Peppe sono costretto a dire che, pur continuando a sognare, noi della generazione dei cinquantenni/sessantenni oggi dobbiamo fare i conti con il passato prossimo (anche con quello remoto quando si sono commessi degli errori) in cui la sinistra si è allontanata dai luoghi frequentati dal suo popolo, restando troppo chiusa nei palazzi e dalla idea della politica intesa come servizio.<br /><br />E’ penetrata in tanti la cultura berlusconiana dell’ 'io' e del fare politica non per servire ma per servirsene a soli fini personali e/o di difesa d’interessi di corporazioni o, peggio ancora, di gruppi e filiere perdendo di vista l’interesse generale. Si è esercitata la funzione di governo della cosa pubblica prevalentemente come esercizio del potere.<br /><br />Questo è ciò che il popolo di sinistra ha percepito dal modo di governare del centro sinistra, sia a livello nazionale che regionale. Il mondo del lavoro, i giovani come gli anziani, o chi come il ceto medio impoverito dalle politiche di austerità, non hanno intravisto un futuro migliore per se ed i propri figli. Hanno letto come un tradimento le scelte sbagliate fatte in tema di pensioni, sanità, mercato del lavoro, (legge Fornero, abolizione art. 18, precariato, etc.) per non parlare della mancata abolizione dei privilegi, a partire dai vitalizi, per finire al mancato contenimento dei lauti stipendi di alti funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione. Sono migliaia quelli che percepiscono uno stipendio superiore a quello del Presidente della Repubblica, mentre sono stati bloccati per anni i contratti.<br /><br />Purtroppo, a Peppe devo dire che in Basilicata a questo si è aggiunto un atteggiamento del centro sinistra chiuso alle richieste di cambiamento, indisponibile a costruire un avanzamento delle relazioni con le rappresentanze sociali. Ed a chi, nel campo del centro sinistra, esprimeva un punto di vista diverso, si è risposto picche, tanto da favorire, pur di esercitare il potere, cambi di casacca e relazioni trasversali che hanno portato i cittadini ad esprimere il 4 marzo un voto ‘contro’ il centro sinistra e non per il populismo.<br /><br />Le forze democratiche, ambientaliste e di sinistra che formano il campo progressista, hanno bisogno di presentarsi ai cittadini con uomini e donne, programmi e pratiche di governo nuovi.<br /><br />E’ chiaro che chi ha determinato la frammentazione (altri parlerebbero di distruzione) del centro sinistra, non può ricostruirlo. Qualcuno potrebbe affermare che chi demolisce una casa poi la ricostruisce. Questo è vero in edilizia, non in politica. Anche in edilizia, però, chi demolisce lo fa avendo un progetto. Non basta, quindi, la volontà a ricostruire, come Peppe propone. Bisogna sapere su quale progetto farlo.<br /><br />Oggi invece si parla solo di candidati presidenti, perimetro di alleanze, futuro del personale politico, senza alcun accenno autocritico rispetto a quanto accaduto il 4 marzo, e anche dopo.<br /><br />Così non funziona! Bisogna dire con nettezza che è necessario cambiare politiche, metodi e persone, perché la politica è fatta dalle persone. Ed in Basilicata, la politica non ha esercitato la sua funzione in modo autorevole, è stata tutt’uno con chi ha gestito per troppi anni la sanità, gli enti e le società pubbliche, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Delle vicissitudini personali, ognuno di noi ha rispetto, ma è innegabile che vi è stata una mala gestione della cosa pubblica.<br /><br />Vanno dati, quindi, segnali di cambiamento vero: rinnovare tutte le figure apicali, sciogliere enti e strutture. In sintesi, ripensare l’organizzazione della macchina regionale.<br /><br />E’ necessario costruire un progetto politico e di governo con forti contenuti, anche culturali, di discontinuità e cambiamento, capace di bloccare l’emigrazione dei giovani, contenere lo spopolamento, far crescere il mondo delle piccole e medie imprese del territorio, rafforzare e ammodernare la rete delle infrastrutture, tutelare il territorio e salvaguardare l’ambiente a partire da un diverso approccio alle politiche energetiche (fuoriuscita dalla dipendenza dal petrolio).<br /><br />Bisogna sostenere e premiare competenze, capacità professionali e voglia di intraprendere, attraverso un patto fra tutti coloro che vogliono il bene della Basilicata, a partire dalle rappresentanze sociali e del mondo dell’ associazionismo/volontariato.<br /><br />Necessitiamo di una politica inclusiva, trasparente, per servire e non per servirsene. Ognuno faccia la sua parte per cercare di affermare quanto il popolo di sinistra, democratico e progressista chiede alle forze politiche che non vogliono consegnare la regione alle destre, quelle che nel governo del paese stanno prendendo il sopravvento e che, in quanto a clientelismo, manuale cancelli e gestione del potere, sono ampiamente concorrenti a chi tali pratiche ha adottato anche nel nostro campo”.<br />