I giovani imprenditori in provincia di Potenza tendono a valorizzare contemporaneamente sia la tradizione locale che la modernità, portando avanti sia vocazioni produttive radicate nella cultura economica del territorio, sia elementi di “rottura” importanti. Hanno, in media, un titolo di studio elevato: il 17,3% ha il diploma di laurea, a fronte di un 15% italiano, e c’è un 1,2% di neo imprenditori con specializzazione post-laurea. Ciò rappresenta un patrimonio di competenze, capacità innovativa e di produzione di qualità che i neo imprenditori, con alto titolo di studio, possono potenzialmente mettere al servizio delle aziende che aprono. Lo si evince dallo studio del Progetto Sirni (Servizi Integrati per la Nuova Imprenditoria in provincia di Potenza) realizzato dalla Camera di Commercio di Potenza in collaborazione con l’Istituto “Guglielmo Tagliacarne”. Il Rapporto dimostra, dati alla mano, come il mercato del lavoro stia spontaneamente, e a prescindere dal ciclo di crisi, andando sempre più verso una destrutturazione delle forme tradizionali di impiego. «La strada dell’autoimpiego è ancora troppo utilizzata come leva compensativa per le crescenti difficoltà di accedere al lavoro alle dipendenze da parte dei giovani che escono dal percorso formativo e che finiscono per alimentare, senza alternative valide, la fuga dei cervelli (e di forze produttive) che affligge la regione – commenta il presidente dell’Ente camerale, Pasquale Lamorte -. Va da sé che le Istituzioni debbano alimentare questi fermenti per colmare il gap di imprenditorialità che mantiene compresso verso il basso il tasso di crescita potenziale del territorio, sforzandosi di eliminare la burocrazia che spesso scoraggia chi vuole intraprendere e studiando opportune politiche di alternanza scuola-lavoro che disegnino traiettorie nuove per sostenere l’autoimprenditorialità. L’autoimpiego non deve essere più un ripiego, ma una scelta consapevole».
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