"C’è una sofferenza che qualcuno vorrebbe tenere nascosta dietro le sbarre di carceri assurte a discarica sociale. Ci sono immagini che ti restano dentro, appiccicate, e che ritornano di continuo. Ci sono volti e situazioni che non riesci e non puoi dimenticare, come per esempio una cella fredda, asettica, dove un uomo o quel che ne resta consuma giornate eterne, ristretto e isolato, e può solo fare i conti con la sua sofferenza e il suo dolore". Lo dichiara Maurizio Bolognetti, segretario lucano dei Radicali Italiani, dopo l'incontro con un detenuto presso la Casa circondariale di Matera, lo scorso 29 dicembre, "uno straccio d'uomo perso nella sua disperazione e chiuso in una cella con solo il letto e senza nemmeno il materasso".
" Guardandolo – aggiunge Bolognetti – inevitabilmente ho pensato a quelli che qualcuno ritiene degli eccessi; ho pensato a quando Marco Pannella ebbe a definire le nostre patrie galere 'un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah'. Il caso di M., grazie a Rita Bernardini, è finito all’attenzione del Dap ed è purtroppo uno dei tanti casi che emergono in galere infami, indegne di un paese civile e assurte a gironi danteschi per l’intera comunità penitenziaria".
"Mi piacerebbe, confesso, – aggiunge – conoscere chi ha pensato di far scontare a un povero cristo il suo supplemento di inferno terreno. Vorrei chiedergli perché e se sa in quali condizioni è ristretto un uomo che non può certo essere curato in un carcere. Intanto, e spero non me ne voglia, intendo accompagnare con lo sciopero della fame la ripresa dell’iniziativa nonviolenta, del Satyagraha di Marco Pannella.
Occorre, credo, nutrire una lotta, dar corpo alla fame e sete di legalità che Marco ha rappresentato e rappresenta. Lo dobbiamo a noi stessi e alla nostra “ambizione” di voler riguadagnare questo nostro Stato, incapace di rispettare la sua propria legalità, alla civiltà e al diritto".
BAS 05