"Forse possiamo portare a casa il primo risultato di politicaevalori. Da oltre un mese l’idea che ho postato per impedire di firmare le dimissioni al momento dell’assunzione, può tornare ad essere legge. L’idea è la più votata nella sezione lavoro e sono certo che il ministro Fornero non sarà insensibile al tema".
Lo afferma il capogruppo al Senato dell'Idv e promotore del laboratorio politico politicaevalori Felice Belisario.
"Grazie ad un articolo pubblicato sull’edizione cartacea di Repubblica venerdì, in prima pagina – spiega Belisario – e da un’inchiesta di Espresso-Repubblica sul web, il tema, che già stava suscitando il vostro interesse, è tornato di gran moda. Ne ha accennato anche Bersani e ieri mattina l’Unità ha dedicato una bella intervista al capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro.
Forse ricorderete di cosa parlo. Nella precedente legislatura il governo Prodi, di cui l’Italia dei Valori faceva parte, varò una norma (la 188/2007) a mio parere di grande civiltà, rendendo impossibile attraverso un meccanismo semplicissimo, le dimissioni in bianco che spesso i datori di lavoro fanno firmare ai propri dipendenti al momento dell’assunzione. Una porcheria che serve agli imprenditori per ricattare i dipendenti contro maternità, malattie prolungate eccetera ed è usata soprattutto contro le donne lavoratrici. Inutile aggiungere che firmare dimissioni senza data all’atto dell’assunzione è vietato dalla legge".
"Il primo atto del governo Berlusconi, in questa legislatura aggiunge il capogruppo Idv – fu di abrogare il meccanismo che impediva di fatto le dimissioni preventive per favorire gli imprenditori, un bacino elettorale molto consistente per il centrodestra, con la scusa di sburocratizzare il sistema. Le dimissioni in bianco, prima dell’intervento di Berlusconi, erano rese impossibili perché per dimettersi bisognava scaricare da internet un modulo con un codice che restava valido per 15 giorni. Nessuna burocrazia astrusa insomma, scaricare un modulo dal web, invece di scrivere su un foglio bianco, non creava nessun appesantimento, era solo un dispetto ai lavoratori, non sapevamo, allora, che quello sarebbe stato solo il primo di una serie di atti contro i lavoratori dipendenti della legislatura. Questo, però, lo considerai davvero odioso perché si accaniva con ipocrisia contro le fasce più deboli del mondo del lavoro: le donne giovani. Che se ne siano ricordati anche altri, a cominciare da Repubblica, è cosa buona e giusta e so che anche il Pd è sempre stato sensibile a questo tema, tanto che a consentire il varo della norma, nella scorsa legislatura, fu proprio il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. In questi anni sia io che la senatrice Carlino, capogruppo dell’Idv in commissione Lavoro abbiamo provato più volte, con emendamenti e atti di sindacato ispettivo a reintrodurre la norma. Si calcola che circa il 15 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato sia “drogata” da una lettera di dimissioni chiusa nel cassetto del capo del personale. Ora, finalmente, questa legge di civiltà può tornare".