“Il nostro auspicio è che si inizi una ‘rivoluzione’ di cultura e di atteggiamenti, la quale dovrà riguardare in primo luogo chi, come noi, è espressione di mondi e di istanze femminili”
“Interrogarsi sul senso ‘altro’ dell'otto marzo, in modo da distaccarsi dalla mera celebrazione o dalla retorica che accompagna tradizionalmente quella giornata, è diventato necessario per tutti noi in un'epoca in cui la sola appartenenza a contesti e la rivendicazione tout court di punti di vista, diventano temi quanto mai superati”. E’ quanto si legge in una nota della Commissione regionale per le Pari Opportunità.<br /><br />“La Commissione regionale per le Pari Opportunità – è scritto ancora nella nota – vuole tentare di offrire il proprio contributo ad una riflessione che possa tradursi in un vademecum cui fare costante riferimento. Non disconosciamo infatti i temi di sempre, e che sempre ci stanno a cuore: le differenze salariali, il ‘soffitto di cristallo’ per l'accesso alle carriere, il lavoro che manca, la difficoltà a conciliare tempi di vita e di lavoro, il mobbing, il femminicidio, l'infibulazione, e perciò riteniamo urgente e necessario un atteggiamento nuovo che non rinvii più al futuro scelte inderogabili.<br />Ma fino a quando la violenza, sotto ogni forma, non sarà considerata un vero e proprio ‘dramma universale’, fino a quando tollereremo lo schiaffo che arriva al colmo di una lite, fino a quando non reagiremo alle parole che intaccano l'autostima, fino a quando subiremo i maltrattamenti psicologici, fino a quando non denunceremo le violenze domestiche per paura o per non vedere intaccata una rispettabilità solo di facciata, fino a quando l'accesso alla politica dovrà essere normata per legge, pena l'esclusione dalla partecipazione e fino a quando … molto altro, continueremo a guardare con indignazione e distacco ad un mondo che ci riserva la ribalta e l'attenzione per una sola giornata”.<br /><br />“E perciò, il nostro auspicio è che si inizi una ‘rivoluzione’ di cultura e di atteggiamenti, la quale dovrà riguardare in primo luogo chi, come noi, è espressione di mondi e di istanze femminili. E vorremmo iniziare proprio col chiedere scusa a tutte quelle donne, per le tante volte in cui, gli ambiti femminili non sanno dialogare tra loro, quando le iniziative di alcune non trovano il sostegno di altre, quando le esigenze necessitanti delle donne, sono completamente scollate dalle politiche che si cerca di portare avanti nel loro nome, quando si smarrisce, per incapacità o per negligenza, la finalità di dare senso e sostanza alle relazioni che si cercano di stabilire tra noi, quando le bandiere sono preponderanti rispetto alla validità delle idee di chi le propone. Saremo veramente felici e sicure di aver raggiunto l'obiettivo – conclude la nota della Crpo – quando non ci sarà più la necessità di avere luoghi e spazi di confronto al femminile perché solo allora avremo davvero la certezza di una società più giusta, capace di ricostruire un senso civico nell'accezione più nobile del temine, garante dei diritti universali di tutti gli uomini e le donne”.<br />