“La Cgil di Basilicata esprime sdegno per i fatti di Rosarno e solidarizza con i la voratori africani. Ancora una volta, infatti, ci troviamo di fronte al risultato della mancanza di azioni serie e mirate in difesa dei lavoratori extracomunitari e dei loro diritti che è la condizione necessaria per il perseguimenti dei principi di legalità, oltre ad una colpevole assenza da parte dello Stato, nella definizione delle politiche dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati”.Lo afferma in un comunicato il segretario regionale della Cgil Antonio Pepe.
“Se le diverse articolazioni dello Stato lasciano libere le organizzazioni criminose di agire indisturbate nella gestione della manodopera immigrata, permettendo una vera e propria tratta degli schiavi, – prosegue – non ci devono sorprendere le reazioni di chi cerca ad ogni costo di difendere la propria dignità. Non è la tolleranza verso il fenomeno dell’immigrazione clandestina che ha provocato la violenza a Rosarno, ma l’indisturbato potere mafioso che ha creato un un mercato del lavoro nero parallelo, caratterizzato da metodi schiavisti che inducono le persone all’abbrutimento più completo. Il vero problema, quindi, è la tolleranza delle istituzioni nei confronti del fenomeno del lavoro nero e della illegalità diffusa che come una massa tumorale si diffonde in tutto il corpo della società, in particolare nel mezzogiorno.
Le persone che oggi il Ministero degli Interni sta trasferendo in altri luoghi del mezzogiorno, facendo semplicemente una operazione di scarica barile, – sottolinea Pepe – sono scappate dalla guerra e dalla miseria, e per un triste e beffardo destino si trovano a combattere una nuova e cruenta guerra nel cuore dell'occidente civilizzato.
I fatti di Rosarno, che riguardano l’intero mezzogiorno, ci fanno riflettere e portano prepotentemente in primo piano la questione anche in Basilicata. In tempi non sospetti, infatti, la Cgil Basilicata ha denunciato le difficoltà con le quali gli immigrati affrontano la campagna di raccolta del pomodoro nella Basilicata nel Nord est. La scorsa estate, la situazione nel campo di accoglienza di Palazzo San Gervasio più volte è arrivata ad un soffio dalla degenerazione, a causa delle condizioni disumane nelle quali versa la struttura che è arrivata ad accogliere quasi il triplo delle persone che potrebbe.
La Cgil di Basilicata chiede al Governo regionale, ai comuni interessati, al sistema delle imprese di ragionare in maniera puntuale sulla situazione della manodopera immigrata nella nostra regione, per far si che non si ripetano errori già compiuti e per evitare di trovarsi di fronte ad altri casi Rosarno. Riteniamo insidpensabile che le imprese agricole della nostra regione, in primo luogo, rinuncino ad utilizzare manodopera in nero e si facciano carico, in collaborazione con le istituzioni, di trovare un alloggio dignitoso per i lavoratori immigrati impiegati nel lavoro stagionale.
La questione degli immigrati non può essere trattata a livello ideologico ma deve essere affrontata con politiche di integrazione seria e lungimirante, a partire dalla modifica strutturale della legge Bossi-Fini, che ha dimostrato, nella sua applicazione concreta, tutte le sue lacune e la sua inadeguatezza, rispettando e perseguendo il diritto alla dignità, al lavoro ed allo stato sociale nella convivenza e nell'uguaglianza per gettare le basi di una società inclusiva e multirazziale.
Per queste ragioni è necessaria una iniziativa di mobilitazione del sindacato italiano che contenga nella sua piattaforma i diritti dei migranti”.
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