Gervasio Ungolo, Osservatorio Migranti Basilicata, e Nicola Montano hanno diffuso una lettera aperta indirizzata alle istituzioni in merito alla situazione degli immigrati a Palazzo San Gervasio.
In particolare, nella lettera si pongono alcune domande dopo le recenti dichiarazioni del sindaco di Palazzo San Gervasio: Rispondevano a realtà le ragioni di ordine pubblico? Come dovrebbero cucinare i loro cibi gli extracomunitari, che non sono degli extraterrestri, se non con il gas in quell’ “area” e quindi all’aperto? Le garanzie di igiene e di sicurezza, stando al fatto che gli
immigrati aspiranti lavoratori a giornata sono costretti a rifugiarsi in tuguri che ricavano in strutture abbandonate, sarebbero adesso garantite? Gli spacci alimentari sarebbero stati veramente gestiti da immigrati o da alcuni cittadini locali senza scrupoli vendendo agli africani per fini alimentari pecore ammalate? Da un incontro in Prefettura sarebbe emerso che non ci sarebbe la
possibilità di un presidio esterno di forze dell’ordine. Ma ce ne sarebbe la necessità atteso che gli immigrati da noi conosciuti sono persone miti e tranquille con grande senso di responsabilità?
“Crediamo – continua la nota – e lo diciamo con cognizione di fatto essendovi tra di noi un sostituto commissario della polizia di stato in pensione, che i motivi di ordine pubblico non giustificavano la chiusura del centro semplicemente perché inesistenti. Quanti stadi altrimenti andrebbero chiusi? Come fanno tutti i cittadini di Palazzo San Gervasio e tutti gli italiani a cuocere cibi nel chiuso delle loro case? E’ più pericoloso usare il gas al chiuso o all’aperto? Per combattere il commercio illecito si potrebbe autorizzare una vendita ambulante o l’apertura di un box di alimentari, implementando così il commercio. Gli africani sono certamente anche loro dei consumatori. Le garanzie igieniche, atteso che gli stessi lavoratori non possono disporre di acqua nei loro tuguri, come sarebbero adesso garantite? Una eventuale epidemia colpirebbe solo la popolazione immigrata o metterebbe in pericolo anche quella autoctona? Il richiesto presidio di forze dell’ordine eviterebbe realmente il verificarsi di eventuali risse? Quante ribellioni si sono verificate al CIE di Bari-Palese nonostante la presenza continua di polizia ed esercito? E’ scoppiata una rissa tempo fa fra di loro? Quante ne combinano i tifosi organizzati? In ogni caso non si capisce perché non vi sarebbe la possibilità di un presidio di forze dell’ordine. Per esempio, per averne la possibilità, basterebbe impiegare in quel servizio gli autisti dei vari prefetti, questori, dirigenti di polizia, comandanti regionali, provinciali e locali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza . Forse il problema, e in questo avrebbe ragione il sindaco di Palazzo San Gervasio, non è solo di Palazzo. Ma la politica che ci sta a fare allora se non risolve un minimo dei problemi che affliggono il nostro Paese? Quanto ci costano le varie istituzioni e i loro rappresentanti?
Dietro la chiusura del centro si nasconde qualcos’altro? C’è un volontà nascosta che ne impedisce l’apertura? E quale sarebbe? Il Ministro dell’interno non vuole perché il centro sarebbe illegale? E perché? Dove sta la legge che lo vieterebbe?
Palazzo San Gervasio non può mai diventare una Rosarno. Qui non ci sono mafiosi che fanno il tiro ai piccioni sui neri o che li rapinano delle loro misere paghe. Qui c’è gente che afferma che “gli africani sono educati, rispettosi, sono meglio di noi.” Noi diciamo invece che gli africani sono come noi. Sono soggetti di diritto come tutti noi. Se Palazzo San Gervasio dovesse malauguratamente diventare una nuova Rosarno, certamente non sarà per colpa dei palazzesi. Sarà per colpa delle istituzioni”.
(bas – 04)