"I lavoratori pubblici non possono essere il bancomat dei Governi quando i conti non tornano, e, per questo, la manovra finanziaria del Governo Berlusconi è da respingere con forza poiché penalizza ulteriormente ed ingiustamente i pubblici dipendenti".
Lo dichiara il segretario regionale della Cisl Funzione pubblica, Giovanni Sarli.
"Il nuovo stop, fino al 2014, ai contratti pubblici è assolutamente inaccettabile, considerato che le retribuzioni della massa dei lavoratori pubblici sono di circa 1000 euro al mese.
Per questo, lanceremo le mobilitazioni in tutti i posti di lavoro – sostiene Sarli – per i contratti integrativi e per i rinnovi dopo il 2013. In ogni Ente, avvieremo una battaglia contro gli sprechi e la cattiva gestione per ricercare risorse economiche per pagare meglio i lavoratori. Nelle contrattazioni integrative rivendicheremo la redistribuzione, a favore dei lavoratori, del 50% delle economie di gestione, cioè la metà dei soldi che i lavoratori stessi hanno contribuito a risparmiare", dichiara ancora il segretario dle sindacato.
"La mobilitazione della Cisl Fp sarà diffusa poiché dappertutto è assai elevata la rabbia dei lavoratori pubblici, chiamati a lavorare di più, a causa del blocco del turn over, ma a guadagnare di meno rispetto ad altri settori, dove, invece, i contratti si rinnovano alle scadenze.
La nostra battaglia, che vedrà mobilitato tutto il gruppo dirigente della Cisl Fp, sarà rivolta, altresì, a chiedere una riorganizzazione vera dei servizi e degli Enti, con meno dirigenti, meno spese improduttive e più investimenti nelle persone e nelle professionalità.
E’ assai miope la scelta del Governo – rincara Sarli – di agire sui numeri senza guardare alle persone, considerando gli obiettivi solo in termini finanziari e senza una visione per il futuro.
Occorre, a questo proposito, abbattere il nanismo istituzionale, cioè la forma pulviscolare e poco integrata di Enti, Agenzie e Aziende che producono sperperi ed offrono solo poltrone.
Anche in Basilicata – conclude Sarli – c’è tanto da fare per combattere i tanti sprechi che ancora resistono nel sistema pubblico, non certamente per colpa dei lavoratori".
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