De Filippo: Politica e giustizia, urge un equilibrio

Il presidente della Regione Basilicata a un convegno del Rotary a Paestum

“A 18 anni da quel ciclone che travolse la vita politica italiana che le cronache ricordano come “tangentopoli” la situazione è matura per fare un’analisi sull’accaduto e verificare, in particolare, l’impatto di quel momento storico sulla situazione di sistema italiana”. E’ quanto ha sostenuto il presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo, intervenendo a un convegno su “Politica e Giustizia” che si è tenuto a Paestum.

“La forza di quell’evento – ha detto De Filippo – finì per travolgere il sistema politico italiano, caratterizzato indubbiamente da vizi e limiti, ma di cui lo Stato non può fare a meno. Così, in quel delicato sistema di equilibrio tra Poteri disegnato dalla nostra Carta Costituzionale, si è avuto un vuoto. E come inevitabilmente avviene in questi casi, di fronte all’assenza di una politica intesa come capacità di indirizzo e di controllo dell’azione amministrativa e di governo, un altro potere dello Stato, quello Giudiziario, ha finito col farne una sorta di supplenza che, in alcuni casi, ha finito proprio col compromettere quell’equilibrio. Dico questo, non per individuare colpe o responsabili, ma per provare a mettere a fuoco quei vizi di sistema che oggi rendono problematico il dialogo tra due pezzi dello stesso Stato.

Perché se da quella crisi politica abbiamo avuto tentativi di supplenza alla politica da parte della Giustizia, un’invasione di campo c’è stata anche dall’economia e a volte dalla parte peggiore dell’economia. Qualcuno ha finito per l’interpretare lo Stato come un’azienda gestita da un solo uomo, a vedere nelle regole non strumenti di garanzia, ma ostacoli alla volontà del “padrone”, e questo non solo ha prodotto un conflitto enorme con la Giustizia, ma ha snaturato il senso della cosa pubblica e della sua gestione. Oggi queste tre forze devono tornare a trovare un equilibrio: la politica deve essere presente ma non assorbire tutto lo Stato, la Giustizia non deve dare indirizzi, ma intervenire a eliminare le distorsioni, lasciando però alla politica il potere di indirizzo e di scelta; e l’economia deve muoversi liberamente ma in un quadro di regole definite dalla politica e a cui presidio ci sia la Giustizia. Solo quando questo equilibrio sarà ristabilito, e saranno allontanati gli elementi che ne incarnano le distorsioni, l’Itali apot4rà tornare ad essere un Paese normale”.

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