Pentole e sassofoni. Non sono soltanto gli strumenti musicali di una singolare banda sonora. Sono molto di più. Sono bisturi, farmaci, terapie che agiscono in profondità come una medicina preventiva. Una strada messa in luce da recenti studi scientifici. Ed è quella che si sta sperimentando nella comunità di Avigliano. L’esperienza, incoraggiata dall’associazione culturale materana Onyx Jazz Club, impegnata da alcuni anni sul fronte del welfare culturale, sarà al centro di un incontro in programma a Matera, venerdì 6 marzo, alle 16, nella sala conferenze della Camera di commercio, sul tema “La prescrizione culturale. Quando l’espressione artistica e il patrimonio culturale fanno l’innovazione socio-sanitaria”.
A parlarne sarà uno degli attori più attivi in questo campo, il prof. Carlo Andorlini, docente a contratto all’Università di Firenze nel corso di laurea “Disegno e gestione degli interventi sociali”, coordinatore scientifico del progetto “Pentole e sassofoni. La Banda sonora tra musica e vita quotidiana” ideato dall’Onyx nell’ambito di un avviso pubblico della Regione Basilicata per il finanziamento di progetti di rilevanza locale.
Dopo i messaggi di saluto del sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, e delle assessore comunali al Welfare e al Benessere, Angela Braia, alla Partecipazione Civica, Pari Opportunità e Politiche di genere, Stefania Draicchio, e alla Cultura, Stefania Orsi, del sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, e dell’assessora alla Cultura dello stesso comune, Angela Maria Salvatore, sarà l’assessora alle Politiche sociali di Avigliano, Fabiola Tortorelli, ad illustrare l’esperienza della Banda Pentole e Sassofoni, la banda sonora tra musica e vita quotidiana. Interverranno quindi la prof.ssa Chiara Rizzi e Giuseppe Romaniello, del comitato scientifico del progetto “Pentole e sassofoni”.
L’incontro rientra in uno dei Laboratori del Gezziamoci 2026, il Jazz Festival della Basilicata organizzato dall’Onyx, alla sua 39ª edizione. Non solo concerti, ma progetti culturali e sociali. La musica, tra cui il jazz, è parte integrante di una attività più ampia rivolta al benessere individuale e delle comunità attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale. L’intento è quello di favorire le relazioni sociali, i benefici dello stare insieme, lo sviluppo del senso di identità e di appartenenza, l’integrazione e l’inclusione, il contrasto delle disuguaglianze, l’invecchiamento attivo, arginando il disagio sociale, l’emarginazione, l’isolamento. Ancora più specifico il progetto “Pentole e sassofoni” che ad Avigliano vede protagonisti musicisti e soggetti fragili, capace di stimolare una grande partecipazione popolare.
Quello del welfare culturale è un tema nel quale l’Onyx ha sempre creduto, ma che ha importato con convinzione da quando la ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità su “Il Valore delle Arti sul Benessere e la Salute”, presentata nel novembre del 2019, ha indicato nelle considerazioni di interesse politico “il valore aggiunto del coinvolgimento delle arti per la salute” e la necessità di “rafforzare la natura intersettoriale degli ambiti delle arti e della salute” in ogni ambito, dalla formazione del personale al trattamento. Dall’ottobre del 2023 l’Oms ha lanciato la grande sfida, europea e mondiale, della prescrizione sociale. Questa è un mezzo che, basandosi sulle prove scientifiche relative all’impatto dei fattori socio-economici sulla salute e sull’ipotesi che affrontare i determinanti sociali sia cruciale per migliorare gli esiti di salute, permette ai professionisti sociali, socio-sanitari e sanitari di ricorrere a servizi e risorse non cliniche della comunità a vantaggio del ben-essere dei pazienti, riaffermando la centralità del modello biopsicosociale. La prescrizione sociale è un processo che consente di allontanarsi da un modello “riparativo” per dirigersi verso un sistema salutogenico, che aiuta a costruire e promuovere la salute: non solo pazienti con bisogni ma, prima di tutto, persone con risorse da condividere nella società. Si stima che quasi un quinto del tempo dedicato alle visite dal medico di famiglia sia assorbito da problemi non medici, tra cui isolamento, problemi relazionali o stress legato al denaro o all’abitazione. La prescrizione sociale offre ai medici, alle organizzazioni e ad altri professionisti un modo per aiutare le persone e affrontare i loro problemi in modo più efficace.
Ci sono dati inequivocabili che dimostrano quanto la prescrizione sociale possa alleviare la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale riducendo la necessità di visite dal medico di famiglia e di prescrizioni mediche. Se l’assistenza sanitaria determina per il 10 per cento lo stato di salute delle persone e fattori genetici per il 20, fattori socio-ambientali incidono per un altro 20 per cento e relazioni, comportamenti sociali, stile di vita lo condizionano per il 50 per cento.
Paesi come la Scandinavia, la Gran Bretagna e, più di recente, il Canada sperimentano il welfare culturale da oltre trent’anni. Ma un modello molto convincente è quello che viene offerto da Aarhus, una città in Danimarca che da 15 anni ha messo al centro la bellezza e la cultura di comunità: fruizione massima di esperienze e iniziative culturali e artistiche, luoghi curati e aperti a tutti. I risultati sono sorprendenti, dal momento che si registrano una diminuzione annua dei ricoveri ospedalieri, un aumento costante e trasversale delle aspettative di vita, una bassa incidenza di “nuove” malattie sociali (stress, depressione, isolamento), un abbassamento costante di fenomeni di illegalità, un aumento di luoghi di fruizione collettiva intergenerazionale, un aumento di compresenza di etnie diverse in contesti culturali e di aggregazione. Cosa indica questa esperienza? Che è forse una strada quella di utilizzare il potenziale “non propriamente sociale”, “non propriamente socio-sanitario”, non propriamente sanitario” come antidoto e strumento di impatto sociale e socio-sanitario naturale; che è forse una strada quella di immaginare che ci sia sempre di più una contaminazione, una “alleanza” di altri campi di vita, come quello culturale, nell’immaginare contesti sani; che forse l’innovazione sociale (che significa trovare soluzioni comunitarie nuove attraverso l’integrazione tra discipline e aree diverse) diventi non una opzione o un’aggiunta, ma una necessità e urgenza; che forse facendo tutto questo si abbia “addirittura” un risparmio pubblico, come dimostrano ormai molte analisi in profondità.
Il prof. Andorlini entrerà più nel dettaglio di queste nuove risultanze con una particolare ricetta. «La prescrizione sociale – spiega – è un “dispositivo di comunità” che permette a professionisti della sanità, del socio-sanitario e del sociale di indirizzare le persone verso risorse attive nel contesto di vita. Risorse quali la cultura, lo sport, la cittadinanza attiva strutturata, l’ambiente. È un approccio di vera e propria innovazione sociale territoriale supportato da evidenze scientifiche. È infatti certificata la capacità di queste esperienze di contribuire alla salute della persona. Nell’incontro del 6 marzo ci incontriamo e discutiamo su questa grande opportunità. È un’occasione da non perdere perché dietro il suo nome, “prescrizione sociale”, c’è di più, c’è un’idea profonda di come costruire benessere attraverso la costruzione collettiva di risposte già presenti nei territori».