Il sindaco di Satriano sul patto di stabilità

“Il Patto di Stabilità non è più un problema ma è un vero e proprio dramma”. Lo afferma in un comunicato il sindaco di Satriano Michele Miglionico.
“Tante sono state fino ad oggi le posizioni prese dai vari Amministratori e dalle associazioni degli stessi, – prosegue – ma ad oggi la questione resta aperta e sempre più “pericolosa”. Il patto di stabilità (un cane che si morde la coda) innesca un sistema strano che, se pure per legge, in termini prettamente teorici, non coinvolge i piccoli Comuni, ma di fatto li interessa e come! La normativa vigente dice che i Comuni al di sotto dei 5000 abitanti non vengono coinvolti nel patto di stabilità, e ciò è vero, ma la questione reale è che ciò sarebbe applicabile, se i Comuni utilizzassero fondi propri di bilancio. Siccome ciò è quasi impossibile per tutti i piccoli Comuni in quanto qualsiasi investimento e progetto è finanziato con contributi o regionali, o statali o europei, e considerato che gli enti erogatori del contributo sono in pieno titolo coinvolti nel patto di stabilità, di fatto e in modo pratico, anche i piccoli Comuni, dalla legge esonerati dal patto, lo sono, nei fatti, fino alla testa. Tutto ciò che comporta? Innanzi tutto il coinvolgimento generale degli enti nel patto di stabilità, ma con un’aggravante ancora più penalizzante per i piccoli comuni, perché: ai nostri comuni, in virtù di bandi o riparti, vengono assegnate ufficialmente delle risorse per specifici investimenti, e noi amministratori veniamo invitati a rispettare tempi di progettazione, di appalti e chiusure di lavori, ma materialmente ai vari stati di avanzamento, le somme non vengono trasferite poiché bloccate dal patto di stabilità. Nel frattempo, durante tutto questo iter però, qualcosa è accaduto. Le Amministrazioni, nell’appaltare i vari lavori, hanno di fatto sottoscritto impegni chiari con le imprese e nel momento in cui, allo scadere dai termini previsti per legge, non si provvede alla liquidazione, siamo noi Comuni a “pagarne le conseguenze”. Allora spesso , dove vi è la possibilità, si procede con le anticipazioni di cassa, ma anche queste sono minime e limitate e allora o ci si appella alla “clemenza” dell’imprenditore o si viene trascinati in contenziosi o addirittura si arriva al blocco dei lavori. Tutto ciò non è più tollerabile ed accettabile. Si mette a rischio la sopravvivenza dei Comuni, si mette in ginocchio l’economia di un’intera Nazione, si indeboliscono più di quanto già lo siano, le imprese e si blocca inevitabilmente lo sviluppo del territorio, e chi ne paga le conseguenze maggiori sono proprio le aree che vivono per “storia” un ritardo e una povertà maggiore. Alla luce di tutto ciò, l’Amministratore di turno si trova ad un crocevia difficile: o prosciugare le casse comunali, o rischiare gli eventuali contenziosi o addirittura non appaltare i lavori e molte volte rischiare di perdere i contributi assegnati. Quest’ultima “strada” indebolisce il ruolo e l’attività dell’Amministratore che viene spogliato totalmente delle sue autonomie e viene portato a fare scelte forzate che penalizzerebbero le comunità che ad essi hanno delegato il governo del territorio. Non possiamo renderci complici di procurare l’eutanasia alle nostre comunità e ai nostri territori e non possiamo essere tirati nel baratro “dell’inutilità”. È necessario e non è più prorogabile una soluzione definitiva che ridia dignità ai Sindaci e un futuro migliore ai cittadini”.

BAS 05

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