"Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla palese violazione dei diritti umani dei tunisini rinchiusi nel Centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio. Ci associamo alla vibrante denuncia pubblica della Chiesa Lucana e del Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo". Così il presidente della Fondazione "Marina Sinigaglia", Nicola Serini.
"Abbiamo gioito – spiega Serini – alla "nuova primavera" di libertà del popolo tunisino, di quello egiziano e della Libia che, dopo decenni di accettazione passiva di caste tribali e oppressive, hanno espresso la voglia di autodeterminazione e sollecitato il sostegno all'Italia e al cosiddetto mondo "emancipato".
La risposta che viene data dal Governo nazionale al bisogno di aiuto è la trasformazione del Centro di Accoglienza di Palazzo S. G. in un "carcere a cielo aperto", come denunciato dal Vescovo di Acerenza mons. Ricchiuti, dove rinchiudere, adesso, fino a 18 mesi cittadini migranti alla ricerca di lavoro e di dignità. Le immagini che abbiamo visto in tv, le violazioni denunciate da giornali e associazioni di volontariato non possono lasciare indifferenti nessuno! Nè possono passare sotto silenzio le richieste della Caritas di affrontare subito la questione dell'ospitalità (alloggio, vitto, sicurezza, salute) delle centinaia di braccianti immigrati extracomunitari che anche quest'anno stanno arrivando a Palazzo e nel Melfese per la raccolta dei pomodori e senza i quali i nostri produttori agricoli non saprebbero come raccogliere il frutto del loro lavoro e degli investimenti fatti. Anche questo è stato denunciato negli anni passati, sollecitando ogni volta il superamento delle inefficienze precedenti".
Per la Fondazione Marina Sinigaglia "il governo nazionale non può legiferare secondo egoismi leghisti e contro le Direttive europee, bensì deve aiutare le istituzioni locali e regionali ad attuare veri interventi di accoglienza e solidarietà, nel rispetto dei diritti umani, delle leggi sulle assunzioni lavorative e sulla libera circolazione, come è avvenuto alcuni mesi orsono. Peraltro, sono inaccettabili le discriminazioni tra i primi immigrati fuggiti in Italia che hanno avuto il permesso di muoversi verso altri Paesi europei e questi ultimi sfortunati che vengono incarcerati nel CIE di Palazzo San Gervasio o degli altri centri individuati dal governo. Per quello che possiamo fare come Fondazione, siamo pronti a dare una mano".