Il discorso del presidente del Comitato nazionale dei garanti per il 150° dell’Unità d’Italia alla manifestazione organizzata dalla Regione
“Celebrare per conoscere”: con questa esortazione il presidente del Comitato nazionale dei garanti per il 150° dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato, ha aperto oggi il suo intervento davanti agli studenti e ai docenti che hanno affollato il teatro Don Bosco per la manifestazione voluta dalla Regione. Amato ha spiegato che “queste celebrazioni non servono solo per conoscere il passato, ma il presente, e per conoscere noi stessi”. E a chi sostiene che l’identità nazionale è ormai superata risponde, rivolto ai giovani che lo ascoltano, che “voi siete italiani e ovunque andrete nel mondo sarete percepiti come italiani. Cosa si penserà degli italiani dipenderà anche dalle vostre scelte per il futuro”.
Amato ritorna su alcuni luoghi comuni che da sempre accompagnano l’immagine dell’Italia nel mondo (“Siamo stati descritti più volte – ha detto – come quelli che cominciavano una guerra con un alleato e la finivano con un altro, come quelli che pensano solo a se stessi”), per rispondere che “gli italiani sanno anche di avere molte qualità, come quando, negli anni bui delle persecuzioni contro gli ebrei, hanno salvato molte vite umane, o quando, più di recente, attraverso le tante missioni militari all’estero gli italiani mostrano sempre di saper intrattenere un buon rapporto con le persone di quei Paesi”.
Quindi “occupatevi dell’identità italiana, perché è la vostra identità, e vi metterà nelle condizioni di scegliere cosa sarete e cosa sarà l’Italia”, ha detto Amato agli studenti. E alla domanda, che da più parti accompagna le celebrazioni del 150° dell’Unità, “servì fare l’Italia?”, l’ex presidente del Consiglio dei ministri risponde con un “sì” convinto, “perché se non si fosse fatta l’Unità d’Italia l’analfabetismo sarebbe rimasto all’80 per cento, visto che allora i ceti nobiliari parlavano il francese e i ceti popolari erano analfabeti e parlavano i dialetti”. Ma il valore dell’Unità non sta solo nel ruolo unificante della lingua nazionale. “Ci fu anche Cavour, che pensava allo spazio nazionale per la modernizzazione del Paese, con le industrie e le ferrovie”. Certo, “l’Italia nacque fra mille difficoltà ed è stato difficile farla crescere. Ma si sarebbe potuto fare meglio?”, si chiede ancora Amato, che ricorda il contesto storico in cui fu avviato il percorso unitario e richiama il ruolo svolto “da tante maestre a da tanti giovani che presero parte alle azioni che resero possibile l’Unità d’Italia”.
“L’Italia è una creatura fragile e debole – ha concluso Amato – che ha vissuto momenti molto difficili nel corso della sua storia. Ma che ha vissuto i suoi momenti migliori quando ha prevalso la consapevolezza del futuro possibile che insieme si poteva conquistare”. Da qui nasce “il sentimento dell’identità nazionale e della solidarietà comune, che dipende dai tanti sacrifici fatti e dai sacrifici che saremo disponibili a fare per il futuro”.