“I circa 2000 manifestanti, tra studenti, docenti precari e ricercatori, che questa mattina a Potenza hanno lanciato, con compostezza e civiltà, il proprio grido d’allarme per una scuola, che corre il concreto rischio di essere messa in ginocchio da una riforma dell’istruzione inadeguata e dai tagli governativi, rafforzano nelle istituzioni locali la consapevolezza che non bisogna abbassare la guardia e che è necessario agire con determinazione per difendere il futuro della scuola nel nostro Paese e nel Mezzogiorno”.
Lo ha dichiarato il presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, esprimendo il proprio sostegno al lungo corteo studentesco che ha sfilato per le vie del capoluogo, aderendo alla mobilitazione nazionale contro la riforma Gelmini, organizzata dal sindacato studentesco la Rete degli Studenti e che nella giornata di oggi ha animato 80 città italiane.
“L’Italia sarà ciò che la scuola è. Ciò che oggi non si fa per la scuola – ha continuato il Presidente – porterà domani ad avere un'Italia con meno opportunità di lavoro e di crescita, in particolare per i giovani e soprattutto nel Mezzogiorno e in Basilicata. Proprio nel momento in cui il Paese intero, per uscire dalla pesante crisi economica che lo sta attraversando, ha bisogno di aumentare la propria competitività, investendo in conoscenza, cultura, innovazione e ricerca scientifica, i pesanti tagli previsti dal Governo minano seriamente questa opportunità. Per di più con una riforma ritagliata sui grandi contesti metropolitani e che, non tenendo conto del difficile rapporto tra popolo e territorio, accentua le divisioni tra nord e sud, il pericolo oggi in agguato è quello di un’istruzione che non aiuti la coesione del Paese né il processo di mobilità sociale, avendo così l’effetto di marginalizzare sempre di più il Mezzogiorno”.
“Oggi è dunque più che mai necessario, per le istituzioni, sostenere fattivamente il grido d’allarme proveniente dal mondo della scuola, dell’Università e della ricerca. È indispensabile, infatti, ripensare e rafforzare l’istruzione, la formazione e il sapere, affinché siano in grado di accompagnare l’Italia unita in Europa e nel mondo”. (r.s.)
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