Nel primo semestre 2015 sono stati attivati in Basilicata 8.599 contratti di assunzioni a tempi indeterminato, 18.320 assunzioni a termine, 487 in apprendistato, per un totale di 27.406 assunzioni; le cessazioni sono state però 6.377 per i contratti a tempo indeterminati, 12.228 per i rapporti a termine e 358 per l’apprendistato per un totale di 18.963. Secondo i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps risulta evidente – commenta la Uil – che siamo di fronte ad 8.443 posti di lavoro generati ma per la gran parte precari a conferma che il jobs act si sta rivelando un autentico fallimento, tanto più che le cessazioni dei rapporti di lavoro rispetto al primo semestre 2014 è in aumento di poco meno di 2mila unità, e che quasi tutti riguardano i contratti a termine. Anche aggiungendo l’ammontare dei voucher venduti (con un valore nominale di 10 euro) tra gennaio e giugno 2015 nella nostra regione per 365.377 euro – secondo la Uil lucana – la situazione non cambia perché si generano solo rapporti a termine destinati a durare pochi mesi. Di qui l’attualità delle proposte della Uil contenute nel Manifesto del lavoro per la Basilicata: creazione di un’agenzia regionale del lavoro, miglioramento della transizione scuola lavoro, sviluppo dei tirocini, rimodulazione dell’apprendistato, reddito minimo di reinserimento, utilizzo del contratto di collocazione, innovazione del sistema imprenditoriale, sviluppo del welfare aziendale. Dall’analisi dello stato di occupazione e disoccupazione in Basilicata, risultano questi essere gli strumenti necessari per affrontare il Jobs Act del governo Renzi. In sostanza, il dato dell'Inps – commenta il segretario Carmine Vaccaro – conferma che la fiammata di Marzo e Aprile sulle assunzioni a tempo indeterminato, frutto della poderosa dose di incentivi (che costeranno 11 miliardi in tre anni), si sta affievolendo. E sul campo rimane la perfetta coincidenza tra la bassa crescita della nostra economia e la non crescita del lavoro. Del resto, se il Governo sente l'esigenza di affrontare il nodo del costo del lavoro, e di farlo nella Legge di Stabilita', significa che le norme sul Jobs Act non hanno dato i frutti sperati. Siamo disponibili al confronto – continua il segretario generale della Uil – a dare un nostro contributo e non intendiamo esercitare alcun potere di veto. Ma dobbiamo discutere di un nuovo modello contrattuale che detassi davvero la produttivita' e punti sullo sviluppo. Siamo inoltre molto preoccupati – conclude Vaccaro – per i contenuti del Jobs Act relativi al capitolo Disabilità e lavoro. Con le modifiche apportate alla precedente disciplina c’è il rischio che si accrescano le attuali disparità. Il superamento dell’obbligatorietà delle graduatorie con l’introduzione totale della chiamata nominativa può generare un ulteriore indebolimento delle tutele per i lavoratori più vulnerabili. Infatti, se il sistema delle graduatorie ha in passato palesato molteplici limiti, anche perché non teneva in debito conto i requisiti di specifica abilità nell’incontro domanda-offerta, costituiva comunque un punto fermo contro possibili discriminazioni. Riteniamo che la precedente legge andasse migliorata e adeguata alle rinnovate criticità, potenziando l’aspetto che l’aveva resa sovente disattesa: l’inefficacia dei controlli e delle sanzioni. Questione ignorata dal Governo che, invece, ha optato per percorsi imperniati su labili incentivi: una soluzione, a nostro parere, non idonea. Inoltre, auspicavamo il recepimento pieno delle indicazioni e delle proposte connesse alle linee di intervento del ‘Piano d’azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità’, che invece non è stato accolto in taluni passaggi nevralgici. Si è persa, insomma, una buona occasione per contribuire a scardinare l’intollerabile barriera per l’inclusione nel mondo del lavoro di cittadini più fragili e per il sostegno alla loro piena ed effettiva partecipazione alla società sulla base del principio di uguaglianza.
BAS 05