Nella prima metà dell’anno, con il calo delle assunzioni in Basilicata si è registrata una sensibile riduzione di rapporti di lavoro attivati rispetto allo stesso periodo del 2015: a tempo indeterminato 6.360 contro 8.802 dello stesso periodo di un anno fa, (meno 28,7%), mentre a tempo determinato 16.588 contro 18.794. È chiaro che ciò è dovuto in primis all’assenza di crescita economica che si traduce in meno assunzioni, soprattutto stabili, ma anche alla riduzione del beneficio contributivo della Legge di Stabilità, così come dichiara lo stesso Ministero del Lavoro. Lo sostiene il segretario regionale della Uil Basilicata Carmine Vaccaro riferendo, sulla base dei dati Inps rielaborati dal Centro Studi Sociali e del Lavoro, che solo in parte l’insoddisfacente situazione di nuova occupazione è mitigata da qualche centinaio di cessazioni in meno: per i contratti a tempo indeterminato le cessazioni al primo semestre sono state 5.958 (contro 6.533 del 2015) e per i contratti a tempo determinato sono state 11.971 (contro 12.510 del 2015).
Questi dati purtroppo – aggiunge – fotografano una situazione critica del nostro mercato del lavoro, sia sul versante delle imprese che, inevitabilmente, dell’occupazione, che continua a navigare in acque non buone. In attesa che si mettano in atto politiche economiche, industriali e fiscali di crescita, occorre ancora dare ossigeno all’unico strumento di tutela per imprese e lavoratori, la cassa integrazione, rendendola più flessibile nella durata. Sarebbero, inoltre, finalmente necessarie vere e efficaci politiche attive che consentano ai lavoratori il miglior adattamento e ricollocazione possibile, il tutto a partire da una maggiore allocazione di risorse e da buone pratiche, come quelle definite dal recente accordo di Uil-Cgil-Cisl e Confindustria.
Inoltre, i primi 7 mesi del 2016 hanno visto una crescita della cassa integrazione straordinaria rispetto allo stesso periodo del 2015 . Di qui la necessità di continuare a sostenere un apparato industriale ancora in forte sofferenza a causa della troppo bassa crescita della nostra economia che, molto probabilmente, si protrarrà anche nel 2017 generando processi di ristrutturazione produttiva e occupazionale. La riduzione di tutele, introdotte in tema di ammortizzatori sociali dal Jobs Act, rischia di impattare negativamente con questi delicati processi, incidendo sulla ripresa del nostro sistema produttivo e sul reddito dei lavoratori.
È necessario, quindi, prevedere ulteriori risorse per accompagnare la lenta ripresa, rendendo più flessibile la durata degli interventi, attraverso l’estensione di 12 mesi della durata della Cassa Straordinaria per le aziende che operano all’interno delle aree di crisi complessa e non complessa e per tutte le imprese che hanno in corso delicati processi di ristrutturazione. Così come va prevista una misura per risolvere il problema del dimezzamento della Naspi per tutti i lavoratori stagionali.
Le risorse necessarie a questi provvedimenti, che stimiamo in 1,8 miliardi di euro, potrebbero essere reperite dalla minor spesa derivante dalla riduzione della durata di alcuni istituti (cassa integrazione straordinaria) e dalla soppressione di altri strumenti di protezione sociale (mobilità e deroga), per effetto delle recenti riforme sul lavoro.
Il necessario provvedimento “tampone” di estensione degli ammortizzatori, ipotizzato dal Governo per le aree di crisi complessa, deve essere considerato solo un primo, anche se necessario, passo in avanti ma la strada maestra è quella di prendere atto dell’urgenza di rendere flessibili gli strumenti di protezione sociale come evidenziato dall’intesa tra Uil, Cisl, Cgil e Confindustria.
L’autunno – conclude Vaccaro – ci vedrà impegnati a fianco di chi non ha il lavoro e a tutela con l’ampliamento degli ammortizzatori sociali di chi l’ha perso.
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