Per il consigliere regionale del Gruppo misto: “L’ammissione del referendum è solo un primo risultato, ora serve costruire un ampio fronte del No alle trivelle”
“Manifesto piena soddisfazione per il via libera espresso dalla Corte Costituzionale in merito al referendum antitrivelle”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale del Gruppo misto, Giannino Romaniello.<br /><br />“A decidere sulle trivelle saranno gli elettori. La Corte Costituzionale – dice Romaniello – ha ritenuto che le frettolose modifiche apportate dal Governo alla normativa sulle trivellazioni, con la legge di Stabilità dello scorso dicembre, non sono sufficienti, non rispondono davvero agli intenti dei promotori. Ha, quindi, rimesso alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che riguardano le attività offshore entro le 12 miglia dalla costa. I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire oltre la loro naturale scadenza, per tutta la ‘durata della vita utile del giacimento’ e per ribadire che i procedimenti ancora in corso (tutti quei progetti che attendono ancora un ‘si’ definitivo) devono ritenersi definitivamente chiusi, anziché solo sospesi”.<br /><br />“Gli emendamenti alla Legge di Stabilità dello scorso dicembre – continua Romaniello – che hanno segnato comunque un dietro front ( positivo) del Governo non risolvono, dunque del tutto, il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi. E’ opportuno – spiega Romaniello – ribadire la coerenza mantenuta sul tema petrolio a partire dal voto espresso in Consiglio regionale, a dicembre del 2014, sulla mozione che rivendicava il ripristino delle prerogative regionali in tema di autorizzazioni a cui segui a causa di contrarietà del Governo, la mozione per l’impugnativa dell’articolo 38 che la maggioranza bocciò, salvo poi ricredersi tanto da aver condiviso la necessità di avviare le procedure per la proposta di referendum che purtroppo non tutti sono stati ammessi”.<br /><br />“L’impugnativa – aggiunge il consigliere – rappresentava e rappresenta, pertanto, solo una parte di un problema molto più complesso, tant’è che non sarebbe bastato in quanto il nodo centrale della questione è e resta quello concernente l’assioma di non cedere di un passo rispetto agli accordi precedenti circa la quantità di estrazioni. La questione primaria, quindi, resta il No alla ricerca e coltivazione in mare e No all’aumento in terra ferma e non soltanto chi decide, Roma o Potenza”.<br /><br />“Condivido – comunica Romaniello – la posizione assunta da diverse associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, Legambiente, Mare vivo, WWF e Touring Club italiano, nel ribadire quanto questa sentenza, dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo in merito ad ottenere un rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia della costa e una sospensione della scadenza di un'obbligazione disposta con provvedimento legislativo, di tutte le attività di trivellazione sino a quando non sarà definito un piano energetico nazionale che punti all’individuazione di nuove forme di energie rinnovabili capaci di farci uscire dalla dipendenza dal petrolio e lanciare così una sfida lungimirante al Paese capace di mettere al centro una idea di competitività ancorata alla valorizzazione dei territori, salvaguardia ambientale, diversa idea di sviluppo e quindi difesa della salute pubblica”.<br /><br />“Pur non essendo mai stato iscritto al Partito democratico – riferisce il consigliere – e non condividendo in assoluto la deriva politica intrapresa da questo partito, concordo pienamente con chi sostiene che i veri democratici debbano essere soddisfatti dell’ok della Corte Costituzionale, in quanto si rimette al centro e al giudizio della volontà popolare il tema del Petrolio e, quindi, della strategia energetica nazionale, contrastando l’arroganza di Renzi che aveva promosso forzature inaccettabili come la classificazione delle trivellazioni intese come ‘opere strategiche’, dunque imposte e, quindi, manifestando una sudditanza totale nei confronti delle lobby petrolifere e dei signori dell’oro nero, che intendono deturpare in una logica di tsunami capitalista, il patrimonio paesaggistico del nostro paese, fin sotto le spiagge”.<br /><br />“La Consulta conferma l’ammissibilità del quesito già ‘promosso’ dalla Cassazione: ora la parola decisiva ai cittadini”.<br /><br />“Insieme a Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF – sostiene Romaniello – abbiamo fatto notare come la volontà del Governo di tutelare gli interessi dei petrolieri abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese. Pur di assecondare le lobby dell'oro nero, l'esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle trivellazioni come ‘opere strategiche’ (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte nella Legge di Stabilità 2016, l'esecutivo di Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso”.<br /><br />“Ora si andrà alle urne, ma la battaglia punterà al referendum e oltre. Quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari – conclude Romaniello – è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione”.<br />