Romaniello (Sel): è sempre più emergenza lavoro giovanile

Per il consigliere regionale di Sel ”la priorità per la ripresa politico-istituzionale, qualunque sia l’agenda del presidente De Filippo, non può che essere il lavoro e nello specifico quello giovanile”

“Mentre da qualche giorno stiamo assistendo ad una gara di comunicati stampa e dichiarazioni su cosa suggerire al presidente De Filippo per l’agenda di lavoro di settembre, il Rapporto del Centro di ricerche Datagiovani ci riporta con i piedi per terra alla dura realtà del mercato del lavoro ancora bloccato per i giovani nel nostro Paese con la Basilicata che in un anno, tra il 2009 e il 2010, perde 5 posizioni”. E’ quanto sostiene il capogruppo di Sel, Giannino Romaniello.

“I dati sono allarmanti perché ci testimoniano – aggiunge Romaniello – che non solo cresce l’esercito dei giovani senza lavoro, ma che si perdono posti di lavoro tra gli under 35. Il Rapporto segnala in Basilicata la disoccupazione permanente al 67,6 per cento, un rischio di perdita di posti di lavoro al 12,2 per cento contro una capacità di stabilizzazione contrattuale dell’1,5 per cento e una capacità di creare nuovi posti di lavoro al 21,1 per cento. Quest’ultimo è l’unico indicatore incoraggiante che comunque va incrociato con la richiesta del mercato di lavoro di figure e profili professionali cosiddetti bassi che le aziende hanno difficoltà ad incrociare. Il messaggio che i ricercatori di Datagiovani ci affidano è che in generale la tendenza negativa del Mezzogiorno è da attribuire ad una crescita del rischio di perdita del posto di lavoro e ad un aumento della disoccupazione oltre 12 mesi: sembra, dunque, che l’onda lunga della crisi occupazionale stia facendo sentire maggiormente ora i suoi effetti nel Sud rispetto al 2009 quando si registrava una situazione differente”.

“Le regioni del Sud, nel 2009 – continua Romaniello – hanno reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale e con una minore probabilità di perderli nel corso di un anno. E bisogna aggiungere le migliaia di ragazzi lucani che sono passati dalla condizione di ‘occupato’ a quella di ‘inattivo’, o perché si sono rimessi a studiare o perché sono scoraggiati nella possibilità di trovare un altro posto di lavoro. E allora – dice Romaniello – la priorità per la ripresa politico-istituzionale, qualunque sia l’agenda di cui parliamo, non può che essere il lavoro e nello specifico quello giovanile”.

 

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