“Riteniamo suggestiva, condivisibile e opportuna l'idea di una marcia su Roma a sostegno del memorandum sul petrolio che faccia conseguire alla Basilicata un grande risultato in termini di risorse economiche aggiuntive, attività produttive indotte derivanti dalle grandi compagnie petrolifere e quindi nuovi posti di lavoro stabili. È tempo di lanciare una grande mobilitazione sociale per fare del petrolio una ricchezza condivisa”. È quanto si legge in un documento comune sulla questione petrolio siglato dalle associazioni aderenti al Forum delle associazioni cattoliche del mondo del lavoro di Basilicata (Movimento Cristiano dei Lavoratori, Confartigianato, Confcooperative, Compagnia delle Opere, Cisl, Acli e Coldiretti) e dai rispettivi dirigenti regionali (Nunzio Calicchio, Antonio Miele, Giuseppe Suanno, Assunta Gallotta, Nino Falotico, Domenico Corrado e Piergiorgio Quarto).
“A oltre un anno dalla firma del memorandum sullo sviluppo delle attività estrattive in Basilicata e a distanza di alcuni mesi dal dibattito in consiglio regionale – si legge nel documento – è opportuno riaprire il capitolo memorandum che deve diventare una grande questione democratica perché è di mancanza di democrazia che si tratta quando una tema di così rilevante portata in termini economici, sociali e ambientali rimane appannaggio quasi esclusivo delle grandi lobby petrolifere e, in subordine, delle istituzioni nazionali e locali”.
“Se è vero che l'articolo 16 del decreto sulle liberalizzazioni ridefinisce il protocollo di sfruttamento degli idrocarburi, creando una cornice giuridica nazionale che subordina le attività di perforazione ai principi di precauzione ambientale e compensazione economica e sociale dei territorio – continua il documento del Forum cattolico sociale – è altrettanto vero che del petrolio i lucani hanno sperimentato finora i costi ambientali senza riceverne vantaggi significativi in termini di miglioramento della dotazione infrastrutturale e di creazione di nuove opportunità di lavoro e di sviluppo locale. I numeri sugli occupati diretti e indiretti nel settore sono veramente esigui se paragonate alle aspettative quasi messianiche che hanno accompagnato dal '98 ad oggi la vicenda petrolio in Basilicata”.
Per il Forum cattolico sociale di Basilicata “il memorandum ha suggellato il ruolo della Basilicata come principale fornitore energetico del paese, ruolo al quale i lucani non intendono sottrarsi, a patto di non scambiare il dovere di contribuire al benessere della nazionale per arrendevolezza e accondiscendenza. È il momento di sbattere i pugni sui tavoli romani ed esigere che il primato energetico della nostra regione sia adeguatamente riconosciuto e remunerato con atti concreti. Né la condizione dissestata delle finanze pubbliche può valere come giustificazione per la lentezza con cui si sta procedendo all'attuazione delle clausole del memorandum. I lucani sono stanchi dei proverbiali piatti di lenticchie, non ultima la campagna molto mediatica del bonus benzina. L'armamentario negoziale prodotto a partire dagli accordi Eni-Regione e rafforzato in linea di principio dall'art. 16 del decreto sulle liberalizzazioni costituiscono una solida cornice di riferimento per incardinare un grande piano di sviluppo regionale, piano che dovrebbe essere articolato – sempre secondo il Forum – in tre assi strategici: rimuove il gap infrastrutturale, materiale e immateriale; definire un nuovo modello di specializzazione produttiva imperniato sulla fornitura di beni e servizi ad elevato contenuto di conoscenza e tecnologia; investire sul capitale umano come risorsa strategica in un'economia fondata sulla conoscenza. Si tratta, in termini più generali, di mutare la cultura della programmazione economica fin qui seguita, con alterni risultati, adottando una visione sistemica e multidimensionale che operi attraverso un modello di governance consensuale e partecipativo e che adotti in modo pieno e incondizionato, senza resistenze e tabù, la logica della misurazione dei risultati in rapporto alle risorse investite. In questo senso il modello inaugurato con il patto di sistema per la crescita e il lavoro “Obiettivo Basilicata 2012” rappresenta un sicuro riferimento di metodo, peraltro del tutto in linea con gli indirizzi comunitari in materia di partenariato economico e sociale, per fare del petrolio un'opportunità al servizio della crescita economica e sociale della Basilicata”.
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