Ospedali psichiatrici giudiziari, Singetta (Gm) chiede lumi

Il consigliere chiede di conoscere “quali azioni la Regione intenda porre in essere utili a salvaguardare la salute e la condizione di vita delle persone, provenienti dalla Basilicata, che si trovano attualmente presso gli Opg”

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (O.P.G.) e la loro imminente chiusura al centro di un’interrogazione all’assessore alla Salute del consigliere Singetta (Gm).

Il consigliere chiede di conoscere “quali azioni la Regione Basilicata intenda porre in essere utile a salvaguardare la salute e la condizione di vita delle persone, provenienti dalla Basilicata, che si trovano attualmente presso gli Opg e se e quali interventi sono stati (o saranno) messi in campo per dare attuazione a quanto disposto dalla Legge n.9/2012, considerato che la stessa prevede, all’art. 5 ‘la possibilità di assumere personale qualificato da dedicare anche ai percorsi terapeutico riabilitativi finalizzati al recupero e reinserimento sociale dei pazienti internati provenienti dagli ospedali psichiatrici giudiziari’”.
Singetta, inoltre, intende sapere “se esistono (e quali sono) i dati aggiornati relativi al numero di pazienti lucani internati presso gli Opg, nonché – si chiede – quale sarà il loro destino all’indomani della chiusura degli stessi (ritorneranno in Basilicata, saranno accolti presso le strutture sanitarie previste dalla Legge, le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose saranno senza indugio dimesse e prese in carico dai dipartimenti di Salute Mentale)”.

Il consigliere nel sottolineare che “gli Opg hanno rappresentato, per lungo tempo, la ‘soluzione’ al ‘problema’ delle persone a cui era necessario applicare misure di sicurezza e che, al contempo, necessitavano di cure costanti ed attenta vigilanza”, rileva che “queste strutture, però, pur arginando un fenomeno così complesso, hanno evidenziato carenze e problematiche, sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista civile e morale, tanto che la legislazione nazionale in materia ha cercato di muoversi sulla linea della chiusura degli Opg e sulla loro riconversione, favorendo la presa in cura dei pazienti ivi internati presso i dipartimenti di Salute Mentale delle singole Regioni a decorrere dal 31 marzo 2013”.

“In alcune Regioni italiane, tra cui la Toscana, la Liguria, la Sardegna e l’Umbria – continua Singetta – sono state implementate iniziative e progetti destinati a sopperire alla imminente chiusura degli Opg, mentre in altre, come la Basilicata, nessuna iniziativa significativa è nata al riguardo, dal momento che nono sono presenti sul territorio regionale strutture di questo tipo e che gli internati provenienti dalla nostra regione sono stati ospitati nelle strutture di regioni limitrofe, soprattutto in Campania”. “Nonostante il numero di internati lucani sia tra i più bassi d’Italia con poche decine di uomini e qualche unità di donne –afferma Singetta – è necessario assicurare loro un giusto trattamento, all’indomani della chiusura delle strutture che li hanno finora ospitati, favorendone l’avvicinamento al proprio luogo di origine, ovvero favorendo il loro reinserimento sociale, evitando che, dall’internamento negli Opg, si ritrovino in altre strutture similari che differiscono da questi ultimi solo nel nome”.

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