Federalismo, Vita: la battaglia delle Regioni non si fermi

Per il capogruppo del Psi in Consiglio regionale “Le Regioni meridionali impegnate nella riorganizzazione delle loro infrastrutture e dei processi produttivi per lo sviluppo dell’economia locale debbono avere le stesse potenzialità del Nord”

“In attesa di capire come sia possibile che il processo di federalismo fiscale che sarà presto avviato in attuazione dell’intesa Regioni – Governo consenta di erogare i servizi essenziali per i cittadini (almeno garantendo gli attuali livelli e la qualità degli stessi, e quindi non pensando, almeno per ora, a nuovi servizi) senza far ricorso a nuove tassazioni, non ci resta che prendere atto che la battaglia delle Regioni è servita a recuperare una parte di quei tagli della manovra di Governo dell'estate scorsa che colpiva in modo pesantissimo diversi settori tra i quali il trasporto locale”. E’ il commento del capogruppo del Psi in Consiglio regionale Rocco Vita, che è anche responsabile della Consulta nazionale degli amministratori locali del Psi.

“Certo – aggiunge l’esponente politico – non possiamo accontentarci del magro bottino di concessioni strappate al Governo che secondo il recente studio della Cgia di Mestre vedrebbe penalizzate le amministratori territoriali lucane di 285 euro pro-capite rispetto all’attuale quadro finanziario, come resta tuttora aperta la questione dei fondi per il welfare regionale. Fa bene, pertanto, il governatore De Filippo ad insistere sul fatto che l’impegno non finisce con l’intesa che va sperimentata nei fatti. Ma insistere su un federalismo senza la soluzione definitiva della questione meridionale, significherebbe approfondire ancor più del passato la spaccatura tra Nord e Sud. Le Regioni meridionali impegnate nella riorganizzazione delle loro infrastrutture e dei processi produttivi per lo sviluppo dell’economia locale debbono avere le stesse potenzialità di sviluppo del Nord. Non ci può essere certezza di un federalismo alla pari in ogni angolo della nazione, si cerca di mascherarlo con la competenza fiscale alle Regioni. Se ci si ferma alla questione fiscale fine a se stessa, il Meridione resterebbe ancor più lontano dalle Regioni del Nord”.

A parere di Vita “il federalismo può rappresentare, come ha scritto il presidente della Repubblica, ‘un banco di prova della sua capacità di autogoverno’. In verità in pochi ricordano il nesso imprescindibile tra federalismo e riformismo, mentre nella migliore tradizione del meridionalismo è il riferimento all'autogoverno responsabile delle popolazioni. Per questa ragione, se il federalismo si risolvesse in servizi impoveriti alle popolazioni meridionali o in nuove tasse, o in un mix di servizi impoveriti e nuove tasse, il Mezzogiorno non potrebbe accettarlo e dovrebbe battersi contro. Occorre lavorare a definire concretamente, un federalismo equilibrato, responsabile, solidale. Di questo ha bisogno l'Italia. Solo in questi termini può prendere corpo una riforma federalista. È altrettanto evidente – conclude Vita – che occorre essere chiari anche su un altro aspetto: solo una classe dirigente meridionale con le carte in regola, può contrastare una versione del federalismo ostile al Mezzogiorno”.

    Condividi l'articolo su: