Il compiacimento del Presidente del Consiglio per i due provvedimenti approvati in materia di criminalità organizzata: la risoluzione “Liberi di scegliere ” e la proposta di legge al Parlamento di modifica e integrazione del Codice dei contratti
Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Carmine Cicala, ha espresso soddisfazione per i due provvedimenti approvati oggi dall’Assemblea consiliare: la risoluzione “Liberi di scegliere”, e la proposta di legge al Parlamento di modifica e integrazione del Codice dei contratti, entrambi proposti dai componenti dell’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata.
“Il Coordinamento Commissioni e Osservatori sul Contrasto della Criminalità Organizzata e la Promozione della Legalità – ha sottolineato Cicala – è da anni impegnato in un lavoro costante, con l’obiettivo di uniformare quanto più possibile la normativa tesa al contrasto della criminalità organizzata. E in tale contesto, tra le tante iniziative intraprese, un ruolo centrale riveste “Liberi di Scegliere”, progetto che sta registrando l’interesse di diverse Regioni. Il Progetto trae origine da una lodevole e virtuosa collaborazione tra istituzioni e, in particolare, da un apposito Protocollo sottoscritto, nel luglio 2017. Si tratta di un programma che, attraverso il ricorso agli istituti propri della civilistica italiana, mira a promuovere l’inserimento di minori, appartenenti a famiglie di ‘ndrangheta, in contesti più sani, ovvero in famiglie affidatarie in cui possano emergere talenti e potenzialità che difficilmente i minori potrebbero scoprire di possedere nelle famiglie originarie, favorendone così la rieducazione, il sostegno ed il reinserimento sociale. Determinati contesti criminali presentano una connotazione familiare, con la conseguenza che i minori, seppur non sempre direttamente coinvolti in attività delittuose, sono costretti a vivere in contesti nei quali la cultura mafiosa viene tramandata per assicurare una continuità generazionale, con grave violazione dei doveri legati alla responsabilità genitoriale”.
Cicala rivolgendosi all’Aula ha ricordato la storia di Giuseppina Pesce, “una donna appartenete alla ‘ndrina dei Pesce, famiglia all’apice della mafia calabrese, che negli anni ha gestito numerosi appalti nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria e del Porto di Gioia Tauro. A seguito di un’operazione antimafia, in cui furono arrestate più di 70 persone, Giuseppina decise di collaborare con la giustizia. Ciò che più colpisce di questa storia è che, in fondo, ciò che spinse Giusy Pesce a collaborare fu proprio la lontananza dai suoi figli, l’idea che i piccoli potessero seguire il destino toccato in sorte alla famiglia di appartenenza e la speranza di una vita migliore per i suoi figli”. “Commovente – ha affermato il Presidente del Consiglio regionale – la descrizione che la scrittrice Francesca Chirico fa del momento in cui Giusy inizia a collaborare, raccontando la sua storia al magistrato Cerreti: ‘Il bambino era sulle gambe dello zio Francesco Pesce, il quale gli analizzava l’indice della mano destra, perché pare che dalla conformazione dell’indice della mano destra derivi la capacità o meno di essere un bravo killer, quindi di sparare. E lo zio, che stava facendo questa operazione al bambino di 6 anni, gli disse: ‘la tua mano è perfetta, tu imparerai a sparare bene”. E il bambino rispose, sorprendendo tutti, “si, perché io voglio fare il carabiniere’. Una risposta tanto inaspettata che scatenò l’ira dello zio, il quale ammazzò di botte il bambino. È questo il momento in cui Giusy Pesce decise liberamente, e in maniera convinta, di cambiare vita, per offrire un futuro di speranza per i suoi figli. Si tratta di una storia tanto commovente quanto cruda, un racconto che ci deve far comprendere come, in determinanti contesti, esista il rischio reale che il percorso formativo dei più piccoli possa essere impedito dal radicamento in logiche delinquenziali proprie del contesto sociale di provenienza del minore”.
“Altrettanto importante – ha precisato Cicala è la proposta è tesa all’introduzione di un “Elenco delle imprese denuncianti episodi estorsivi o tentativi di condizionamento dell’attività imprenditoriale”, da parte della criminalità organizzata. Anche questo progetto nasce e si consolida, prima in seno al Coordinamento Commissioni e Osservatori sul Contrasto della Criminalità Organizzata e la Promozione della Legalità, di cui mi onoro di esserne il Presidente, e poi in sede di Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome. Si tratta di un ulteriore tassello volto al contrasto della criminalità organizzata, un incentivo a favore di cittadini ed imprese che, in un momento di grave crisi economica e sanitaria, hanno maggiore bisogno della protezione dello Stato. La proposta di legge al Parlamento, ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione, ha come obiettivo l’introduzione, all’interno di ciascuna Prefettura, di un elenco delle imprese che trovano il coraggio di opporsi alla criminalità organizzata e di denunciare i tentativi di infiltrazione mafiosa nell’attività imprenditoriale, assicurando, cosa centrale per risultare efficace, l’attribuzione di premialità”.
“L’osservazione della realtà criminale e l’elaborazione giurisprudenziale di questi anni – ha continuato il Presidente dell’Assemblea – mostrano chiaramente che l’imprenditore vicino alla mafia costituisce un elemento prezioso per le organizzazioni criminali, le quali sono sempre più attratte dalla volontà di assumere una dimensione imprenditoriale che permetta loro una gestione manageriale di quelle attività, apparentemente lecite, che consentono ai sodalizi di incamerare utili, di acquisire consenso all’interno dei territori controllati, mediante la creazione di posti di lavoro, ed eventualmente di creare collegamenti con esponenti della pubblica amministrazione e del mondo politico. Le attività di indagine svolte dalla (DIA), la Direzione Investigativa Antimafia, evidenziano la diffusione di pratiche estorsive sull’intero territorio nazionale, confermando come l’estorsione rappresenti ancora oggi la principale fonte di autofinanziamento delle organizzazioni criminali, che utilizzano questa attività anche per acquisire capitali da reinvestire in altre attività illecite o nell’economia legale. La stessa Direzione Nazionale Antimafia segnala che, mentre in passato la prassi diffusa da parte delle organizzazioni criminali era quella di richiedere somme di denaro sproporzionate rispetto al volume di affari dell’operatore economico, oggi si è tornati a riscuotere somme di più lieve entità che consentono alle stesse di agire meno disturbate nella prestazione dei propri servizi di protezione e di ottenere più facilmente l’assuefazione delle imprese. Soprattutto di quelle imprese che, per timore di ritorsioni, non hanno il coraggio di denunciare e di opporsi al condizionamento criminale, e si trovano ad essere isolate e maggiormente esposte al rischio di fallimento e di fuoriuscita dal mercato. È proprio negli ambiti dell’economia maggiormente vulnerabili, nei quali la penetrazione mafiosa sta assumendo proporzioni allarmanti, che gli operatori economici hanno necessità di strumenti che incentivino lo sviluppo di un’attività d’impresa ‘sana’ e che consentano loro di rimanere competitivi sul mercato anche dopo aver denunciato, in una cornice che si integri pienamente al rispetto della legalità e dei valori sui quali deve fondarsi un’economia libera e responsabile”. “La finalità della proposta – ha ricordato Cicala – è quella di innescare un circolo virtuoso non solo sotto il profilo della prevenzione dalle infiltrazioni criminali e del contrasto alla criminalità economica, mettendo gli operatori economici nelle condizioni di favorire l’emersione di fatti di rilevanza penale di particolare gravità, ma anche sotto il profilo della tutela della libertà d’impresa, attraverso un sistema di premialità che incentivi le imprese a denunciare la presenza di infiltrazioni criminali, con la consapevolezza di poter ricorrere ad una serie di strumenti che le sostengano e le rendano meno esposte alle conseguenze derivanti dalla denuncia e ai rischi di fallimento e fuoriuscita dal mercato”.