Conferenza De Filippo: non solo royalty da greggio lucano

All’erario finisce qualcosa come il 40% del valore estratto in gran parte come forme di imposte. La Regione chiede che si reinvestano qui

Le royalty sul petrolio che si dividono Regione e Comuni della Basilicata ammontano al 7 per cento del valore del greggio (e un altro 3 per cento va allo Stato) ma la ricchezza estratta dal sottosuolo lucano arricchisce in maniera più sostanziale le casse erariali, sfiorando il 40% (esattamente 38,89) del valore totale dell’oro nero.
Il dato, che emerge da uno studio dello Studio Wood Mackenzie effettuato per il Ministero dello Sviluppo Economico, testimonia come dal contributo energetico che la Basilicata fornisce al Paese lo Stato ricavi non solo un vantaggio strategico, ma anche notevoli contropartite economiche che la Basilicata chiede ora di reinvestire, almeno in parte, sul suo territorio per infrastrutture, sviluppo e occupazione.
La questione, insomma, è quella di un’allocazione delle risorse. La Basilicata, per la prima volta a livello mondiale, ha ottenuto che la negoziazione del ristoro per le attività estrattive avvenisse con una Regione (in tutto il mondo le Compagnie negoziano con gli Stati) ma, come si evince dai dati, la partita più rilevante resta tra Stato e compagnie.
Per questo, per un verso, la Regione chiede agli operatori petroliferi di investire sulla Basilicata, anche portando attività produttive ad alto contenuto occupazionale, a differenza di quelle direttamente legate al petrolio, ma per il resto vede come indispensabile anche un percorso di confronto con lo Stato perché riversi sul territorio lucano buona parte del gettito ottenuto grazie al greggio estratto qui. E la percentuale totale di “beneficio” potrebbe essere ben diversa da quel 7% da molti, erroneamente, considerato l’unica parte di ricchezza per il sistema pubblico prodotto dalle attività estrattive.

    Condividi l'articolo su: